Renato Campinoti
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28 luglio 2026
Giancarlo De Cataldo: Delitto in cornice, un caso per Manrico Spinori.
Renato Campinoti
15 luglio 2026
Emmanuel Carrère: Kolchoz
Si tratta sicuramente di un lavoro impegnativo, sia per il lettore (per me di sicuro!), ma penso anche per l'autore. Non fosse altro per questa volontà di mettere in mostra storie e sentimenti personali, oltre a dichiarare le sue opinioni su molte vicende, impegnative, dei nostri tempi.
Renato Campinoti
10 luglio 2026
Luciano Bianciardi: La vita agra (Feltrinelli)
Renato Campinoti
02 luglio 2026
Kent Haruf: Le nostre anime di notte
Kent Haruf è sicuramente lo scrittore che ha interpretato al meglio i valori e il sacrificio della gente dei centri minori della provincia americana. In questo romanzo, secondo me, va oltre le pur robuste esperienze fin qui narrate nella immaginifica cittadina di Holt nel Colorado.
Renato Campinoti
29 giugno 2026
Caterina Perrone: Alexandre Dumas a Firenze (Angelo Pontecorboli Editore Firenze)
Renato Campinoti
21 giugno 2026
Isaac Asimov: Io, robot (mondadori)
Isaac Asimov: Io, robot
L'attualità di un conflitto tra l'uomo e le nuove tecnologie
Consiglio a tutti, immersi nel dibattito sul senso e i rischi dell'AI, di andare a rileggersi questo iconico libro di un grande come Asimov, capace già nel 1950, quando fu pubblicato, di intravedere lo scenario che si sarebbe potuto aprire quando la tecologia andava a impattare con le facoltà umane. Nel libro, come è noto, sono presi in considerazione, lungo i 9 racconti che lo compongono (legati strettamente l'uno a l'altro), gli sviluppi tecnologici in quel periodo affidati alla evoluzione della robotica che, oltre ad essere applicata, come avvenne, ai processi produttivi in gran parte collegati allo straordinario sviluppo della industria automobilistica, si poteva immaginare potesse avere anche una evoluzione di carattere intellettivo. Non a caso, al centro dei racconti del grande scrittore russo, c'è la scoperta dei robot "positronici", così chiamati senza un'ulteriore specificazione, per dire dell'evoluzione cerebrale delle macchine e della loro evoluzione in senso "umano". Proprio per evitare che i robot possano diventare dei veri e propri concorrenti pericolosi per l'uomo, nella programmazione dei loro "cervelli" vengono inserite le "Tre leggi fondamentali della robotica": 1. Un robot non può arrecare danno a un essere umano o, mancando di agire, lasciare che un essere umano subisca un danno. 2. Un robot deve obbedire agli ordini che riceve da un essere umano, se ciò non è in conflitto con la Prima Legge. 3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, se ciò non è in conflitto con la Prima e la Seconda Legge. Già l'invenzione di queste "leggi" qualificano la genialità intorno a cui Asimov fa sviluppare i suoi racconti, via via più impegnativi per la salvaguardia della sicurezza umana in confronto all'evoluzione delle macchine. Avviene così che, racconto dopo racconto, tale sicurezza umana è messa alla prova proprio dall'uomo stesso se e in quanto, in qualità di costruttore dei robot, non sia lui stesso a compiere l'errore (ammesso che sia tale e non volontario) che può portare i robot a infrangere senza conseguenze una delle tre Leggi Fondamentali, rischiando di ribaltare la gerarchia tra l'uomo e la macchina. Come non avvertire qui l'eco del dibattito attuale, accesosi sull'uso della stessa AI, al cui proposito perfino il Papa ha sentito il bisogno di mettere in guardia l'umanità, addirittura individuando in tale evoluzione della tecnologia da parte dell'uomo, un nuovo capitolo, non meno impegnativo e drammatico, di quello che il suo predecessore, in termini nominativi Leone XIII, individuò nello sviluppo del capitalismo industriale e nella formazione della classe operaia nella sua enciclica "Rerum Novarum". Se si pone mente alle drammache vicende di guerra aperte in questo momento nel mondo e alle ragioni legate,oltre che ai conflitti religiosi, al controllo delle materie prime necessarie allo sviluppo delle nuove tecnologie, si può apprezzare quello che Asimov, in questo davvero profetico libro, fa dire ad uno dei più saggi dei suoi personaggi: "Ogni epoca dello sviluppo umano...ha visto un tipo particolare di conflitto, un genere specifico di problema che sembrava ammettere come unica soluzione la violenza. E, ogni volta, con somma frustrazione di tutti, la violenza non si è dimostrata in grado di risolverlo definitivamente, e il problema si è perpetutato lungo tutta una sequela di conflitti". In conclusione, insomma, dal grande scrittore che trovò nell'America, in quel periodo nuovo leader del mondo, la sua nuova Patria, viene ancora oggi, quando sullo scenario mondiale si affacciano nuove potenze globali, un monito a guardare con attenzione se non con diffidenza a ciò che si cela dietro un indubitabile sviluppo della scienza, sempre a rischio tuttavia di essere asservito da coloro, come sembra stia avvenendo, in grado di impossessarsene per fini non collettivi ma personali.
Renato Campinoti
11 giugno 2026
Fëdor Dostoevskij: Le notti bianche
Si tratta di un libro che ha avuto molto successo, anche cinematografico (basti pensare al film del 1957 di Luchino Visconti con Marcello Mastroianni e Maria Shell!) Merita tuttavia di essere letto ancora per molti motivi. Anzitutto perché, a mio parere, è un testo che introduce, seppure in forma lirica, i temi della crisi dell'individuo e della sua introspezione che il grande scrittore russo riprenderà nei romanzi della sua maturità, da Delitto e Castigo, l'Idiota, I demoni, il Giocatore ecc. fino al culmine della cattiveria umana nei Fratelli Karamazov.
Renato Campinoti
Di cosa parla
Un narratore senza nome, “il sognatore”, gira da solo per San Pietroburgo di notte durante le “notti bianche” - quelle d’estate in cui non fa mai buio vero. La quarta notte incontra Nasten’ka, una ragazza che piange su un ponte. Lei aspetta l’amato che è partito un anno prima. Lui si offre di ascoltarla. Nasce un’amicizia di 4 notti: lui si innamora, lei vede in lui solo un amico/confidente. L’ultima notte arriva la risposta della lettera… e lui capisce come va a finire.
Perché è bello
È tutto in 4 notti. Zero trame complicate. Solo dialoghi, silenzi, speranze. Dostoevskij ti fa sentire l’ansia dell’attesa come se fossi lì sul ponte con loro.
Il “sognatore” sei tu. Il protagonista vive di più nei suoi sogni che nella realtà. Ti specchi subito se ti è capitato di idealizzare una persona.
Finale amaro ma dolcissimo. Niente colpi di scena. È la delusione più umana del mondo: amare qualcuno che ne ama un altro. L’ultima frase ti spacca il cuore, ma con tenerezza.
Temi in 2 righe
Solitudine vs connessione: 2 persone sole che per 3 notti si salvano a vicenda.
Realtà vs sogno: lui ha paura che l’amore reale rovini il sogno perfetto che si è costruito.
Pietà: Dostoevskij qui non è ancora cupo come in Delitto e castigo. È malinconico, gentile.
AI
