Renato Campinoti
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30 agosto 2026
Frank Thilliez: Lutto di miele (Fazi)
Renato Campinoti
21 agosto 2026
Salvo Toscano: L"ultimo presagio
Salvo Toscano: L'ultimo presagio
Dico subito che considero molto azzeccata l’idea di far “indagare” due fratelli, Fabrizio e Roberto Corsaro, giornalista di nera l’uno, avvocato il secondo, i quali, dividendosi equamente lo spazio del romanzo, vengono lentamente a capo delle vicende narrate. Che sono poi quelle di una badante polacca uccisa con violenza e di due vecchiette trovate morte in casa, dove vivevano da sole.L’inizio del racconto è particolarmente efficace con la prima vecchietta che si reca dal fratello avvocato con una domanda particolarmente curiosa: “se mio figlio mi uccide, può poi riscuotere l’eredità?”. La domanda si rivelerà ancora più curiosa per Roberto quando viene a sapere che il figlio unico della signora Caruso, come aveva detto di chiamarsi, era morto da oltre vent’anni.
Non essendo i due fratelli ne’ magistrati, né poliziotti, le loro “indagini” scorrono molto lentamente, permettendo così ai due fratelli di mettere spesso in primo piano le vicende personali. L’uno, Fabrizio, molto legato alla vita del giornale e, soprattutto, ad una vicenda personale con alle spalle molti rapporti femminili, nessuno dei quali andato a buon fine, portandolo a prendersi cura di un ragazzino rimasto senza famiglia. Di qui molte riflessioni sulla qualità della vita e delle scelte cui siamo chiamati comunque a fare.
Diversa la situazione di Roberto, felicemente sposato con Monica, con due figli, un ragazzino da controllare e una adolescente in fase critica. In questo quadro il romanzo si fa apprezzare per le divagazioni personali che scaturiscono dalle esperienze dei fratelli e dei relativi rapporti, interessanti almeno altrettanto rispetto alla trama incentrata sulle morti sia della bella badante polacca che delle due vecchiette. “Nessuno sembrava essersi insospettito per quelle morti. Perché in fondo nessuno si insospettisce se una persona avanti negli anni si sente male e lascia questo mondo”.
Ma i due fratelli di sospetti ne hanno più d’uno e, intrecciando anche le iniziative investigative della polizia, favoriranno un esito che ci parla ancora una volta degli egoismi di questo mondo, spesso all’interno delle stesse famiglie.
Un libro davvero piacevole, un autore che, senza nascondersi i mali peggiori della Sicilia, ci fa scoprire una Palermo dai molti volti, dove, come da per tutto, accanto a zone di ricchezza, vivono molti quartieri di degrado e miseria. Al lettore scoprire dove si annida il male peggiore.
Renato Campinoti
17 agosto 2026
Silvia Avallone: Cuore nero
15 agosto 2026
Maurizio de Giovanni: Il tempo dell’orologiaio
In primo luogo la parte più oscura del potere della Chiesa che, nonostante la capacità di rimediare a qualche grossa malefatta di suoi eminenti esponenti, è ora costretta a fare i conti col rischio di riapertura di un caso scandaloso, finito con la soppressione della ragazza e l'occultamento dei resti.
C'è qui, a me pare, un indiretto riferimento alla vicenda Orlandi, semmai fin troppo diluita nel presupposto forte innamoramento del Cardinale e nel suo "eterno" pentimento. Giudicherà il lettore.
A me pare che su questo aspetto l'autore, spintosi un bel po' avanti sulle presunte trame sotterranee della Chiesa, avverta la necessità di ridimensionarne le reali influenze e responsabilità, prendendo la fuoriuscita dell'innamoramento per non andare oltre e più a fondo sulle ingerenze vaticane nei destini del mondo.
L'altro aspetto che emerge in questo volume è sicuramente quello relativo alle vicende del terrorismo e alle crisi, anche personali, quando esso, nel periodo più maturo (dopo la conclusione della vicenda Moro e il varo delle leggi sui condoni di pena ai collaboratori), è costretto a fare i conti col suo isolamento e, forse, con la presa di distanza da parte di settori dello Stato che pure lo hanno utilizzato. Dí ciò l’autore non fa cenno, concentrandosi sulle vicende personali dell’orologiaio, il più abile con i meccanismi meccanici (compresi quelli dell’innesco delle bombe!) e perciò chiamato a “disinnescare” le ricerche di un giovane magistrato relative alla scomparsa di quella ragazza di cui si era innamorato il Cardinale.
Qui, come del resto in tutto il volume, le vicende principali si intrecciano e si accompagnano con la sorte sia degli altri terroristi già colleghi dell’orologiaio sia delle “vittime“ (figli, amici e nipoti della scorta del giovane magistrato). Certamente de Giovanni apre con questi due volumi un percorso narrativo di grande impatto con le vicende del nostro Paese.
Ci sarebbe da aspettarsi uno sviluppo ulteriore di questa narrazione. Magari, lo dico col dovuto apprezzamento per il lavoro del grande scrittore partenopeo, con più coraggio nell’emersione delle responsabilità dei “poteri forti” in queste medesime vicende.
Renato Campinoti
10 agosto 2026
Alessandro Robecchi: Omicidi Srl
Renato Campinoti
05 agosto 2026
Paola Barbato: Cuore capovolto
Renato Campinoti
30 luglio 2026
Mirko Zilahi: La stanza delle ombre
Il primo grande pregio di questo notevole romanzo è sicuramente rappresentato dalla messa in mostra delle zone più belle, delle chiese più o meno conosciute, degli angoli più remoti, di tutta la città di Roma che il protagonista, il giovane Nemo Sperati, figlio del grande falsario Rufo Speranza, conosce così bene da saperne disegnare larghe mappe ad occhi chiusi.
Il padre è stato trovato morto nella sua casa di Bomarzo più di dieci anni prima e tutto ruoterà intorno alle ulteriori scoperte di suoi grandi capolavori, riproduzioni di altrettanto grandi artisti come Artemisia Gentileschi o John Everett Millais, accanto ai quali vengono trovati cadaveri in pose riproducenti alcune famose opere dei suddetti artisti.
Toccherà al vecchio e solitario commissario Zuliani, che del giovane Nemo era diventato una sorta di tutore alla morte del padre falsario, avviare una complessa indagine molto contrastata dalle autorità.
A Zuliani, di fatto messo in pensione, si affiancherà Mirian Tiberi, sanguigna e popolana ispettrice, la quale, facendosi guidare dalla super competnenza artistica di Nemo Sperati, riuscirà a schivare perfino le trappole messe sul suo cammino da qualche ambizioso collega e giungere, alla fine, a portare a soluzione un certamente complesso viluppo di avvenimenti.
Merito importante dell'autore è la prosa essenziale, come pure una robusta conoscenza artistica, dei suoi luoghi di mercato e delle logiche che lo presiedono.
Milahi riesce a far toccare con mano anche al lettore più sprovveduto la conoscenza di tale mercato, i limiti e i rischi presenti in un mondo dove, oltre la competenza, contano le reputazioni costruite sui rapporti di interesse e di affari tra i vari segmenti di questo mondo: l'artista o falsario, il venditore, il gallerista, l'acquirente, fino alle gallerie d'arte.
Fortuna , verrebbe da dire, che si è dato vita di recente ai corpi dello Stato specializzati per contrastare sia i furti che i possibili recuperi, come pure lo "spaccio" dei falsi, in particolare il corpo specializzato dell' Arma dei Carabinieri. Si esce da questo romanzo con la soddisfazione di aver letto un libro di assoluto interesse, soprattutto dopo che, in conclusione, l'autore ci rivela che alla base del racconto (tutto costruito da lui, ovviamente) c'è la storia vera di un famoso falsario le cui vicende sono state al centro di procedimenti giudiziari importanti. e di una autobiografia dello stesso "autore".
Un libro, insomma, che merita di leggere assolutamente.
Renato Campinoti