Renato Campinoti
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28 marzo 2026
Silvestro Scifo: il Dio tradito, l'infedeltà dei fedeli nelle tre religioni abraminiche
Renato Campinoti
15 marzo 2026
Nicoletta Manetti: Nata Mancina (Angelo Pontecorboli editore)
Nicoletta Manetti: Nata Mancina (Angelo Pontecorboli editore)
Il prezzo di nascere femmina, mancina e senza amore
Nata femmina, nata il giorno della maggior disgrazia di Firenze, l'alluvione del 1966, nata mancina: Nicoletta Manetti ce li mette tutti gli ingredienti per rendere la vita difficile alla sua nuova (questa volta di fantasia) eroina. E non si ferma qui, nel far partire in salita la vita di Ursola, come decisero di chiamarla quasi a spregio. Già che c'è ci mette pure una babbo e una madre che non danno mai segno di voltersi bene, capaci di trovare un accordo solo nel denigrare i desideri e i talenti di quella figlia "riportata dalla piena". E qui occorre fare un attimo di riflessione. Chi se lo aspettava che la bravissima Nicoletta, dopo averci regalato tanti meravigliosi racconti sulle figure più significative della cultura europea transitate da Firenze, dopo averci allarmato sui gravi rischi della cultura patriarcale riportandoci alla memoria quella emblematica figura di donna, al tempo stesso vittima e ribelle di un padre vergogniosamente inbevuto di cultura patriarcale e di violenza, facesse una virata verso un bellissimo romanzo di fantasia con al centro una ragazza costretta a lottare contro tutto e tutti per affermare la sua natura. La sorpresa, sia chiaro, sta tutta nella decisione di riprendere, dopo tanto tempo, la narrazione di fantasia, il romanzo vero e prorio, insomma, e di farlo con una scelta azzecccata per tema e ingredienti. A proposito di questi ultimi, gli ingredienti, conoscendo l'autrice, non meraviglia che anche qui abbia saputo riversare le sue più profonede sensibilità, quelle verso il bisogno di emancipazione e di rispetto del mondo femminile, così come la capacità delle sue eroine, ancora una volta, di trovare le più varie e impegnative strade per non soccombere ai luoghi comuni e alle discriminazioni. La trama, questa volta, ci porta in compagnia di una ragazzina, Ursola o più precisamente Orsola, come decide di farsi più dignitosamente chiamare (se non altro in omaggio alla prima santa e patrona di Firenze) che sente tutta la delusione del padre per la mancata nascita di un maschio, come pure tutta l'indifferenza della madre verso i suoi desideri e le sue sensibilità. Da qui, in una sorta di romanzo di formazione, la scoperta della poesia e della vita di Emily Dickinson, la poetessa che decise di tagliare i ponti con il mondo, di rinchiudersi in camera e da lì immaginare un mondo tutto suo. Da qui le stramberie di vestirsi solo di bianco, di coltivare anche lei i fiori sul piccolo terrazzo della sua camera, a immagine e somiglianza della grande poetessa americana, soprattutto di dialogare per iscritto con la poetessa stessa per farne l'amica che non riesce a trovare nel mondo reale. Saranno non poche le sofferenze che la nostra Orsola dovrà sopportare sia in famiglia che con finte amicizie scolastiche. Fino...fino a quando il lettore troverà le belle invenzioni che Nicoletta ci regala per rendere ancora più affascinante la sua narrazone. Di una di queste, in particolare, mi permetto di spoilerare, perchè è troppo bella: si tratta della vecchia signora che incontra all'ultimo piano dell'appartamento al seminterrato in cui era andata a vivere quando, ancora giovanissima, si sposerà con un giovane anche lui innamorato dell'arte. "La seguii lungo un'interminabile libreria che dall'ingresso si snodava fino in salotto, dove ci fermammo. Ma gli scaffali salivano ancora, si arrampicavano per delle scalette, andavano a nascondersi in cima a un soppalco, sembrava volessero uscire dall'abbaino per rincorrersi sul tetto". Dopo la confessione di amare anche lei le poesie di Emily Dickenson,l'anziana signora le regalerà perfino una raccolta completa delle poesie della poetessa americana. Poi si scambiano le reciproche sensibilità e le cose che amano e alla nostra Orsola, appena rientra in casa, viene di scrivere una delle ultime lettere alla poetessa tanto amata: "Cara Emily dovevi dirmelo che ti sei reincarnata, proprio nella mia città, e per l'appunto sopra casa mia". Il libro di Nicoletta non è ancora finito, come non é finito il rapporto tra la giovane sposa e la vecchia signora dei libri. Ci sarà ancora una sorpresa, di quelle grosse, che finiranno per costringere Orsola a tirare molte somme sulla sua vita e ad andare avanti più spedita. E a noi tocca riflettere su quanto sia difficile la vita di chi nasce mancino e di sesso femminile. Ma Nicoletta ci insegna che, anche in quel caso, si può combattere, si può trovare nella poesia qualche amica che ci aiuta a sopravvivere alle situazioni più brutte, alle peggiori discriminazioni e, forse, alla fine, c'è per ogni giovane donna una più anziana che ha letto tanto da insegnare alle giovani come dare un senso compiuto alla propria vita e, forse, a imparare a perdonare anche qualche "nemica" che ci ha fatto soffrire. Chiuso il libro, fatte queste riflessioni, viene voglia di fare un ultimo plauso a chi ha scritto questo bellissimo romanzo: scrivere con questa chiarezza, con ironia e sentimento, vorrei dire con leggerezza, è un grande pregio perchè ciascuno di noi, il pubblico più ampio possibile, possa godere della lettura e portare con sè gli insegnamenti che sono ben presenti nel romanzo. Ancora grazie a Nicoletta e al prossimo volume!
Renato Campinoti
12 marzo 2026
Paolo Ciampi: Un popolo in cammino, viaggio a piedi nella terra degli etruschi
Se non fosse un meraviglioso e ricco testo letterario, verrebbe da dire che si tratta anche di una delle più belle guide per chi voglia andare alla scoperta della vita e delle tappe della cività etrusca. Paolo Ciampi ci aveva già abituati a questo suo particolare Festina lente alla scoperta di luoghi, personaggi, popoli, a piedi e con profondità di osservazione e di collegamenti culturali. Basti ricordare, tra i tanti, "In cammino con Matilde", come pure "Gli occhi di Firenze", per dire di alcuni che più mi hanno affascinato.
Non meno bello e interessante questo suo cammino dedicato agli Etruschi dove, tra le meraviglie e le narrazioni delle storie di questo ancora in parte misterioso popolo, valgono le "divagazioni" del nostro che, in compagnia di un un solo amico, finisce per portare con sè un vero e proprio stuolo di personaggi e studiosi dell'argomento, dagli storici del periodo romano, a Berenson, grande stusioso del Rinascimento, fino a David Herbert Lawrence, da lui citato col solo nome per marcare una particolare affinità, che sarà spesso al suo fianco nelle sensazioni e nelle personali impressioni sui personaggi che via via incontra sul suo cammino.
Cammino che non poteva che partire da Chiusi e dal grande Porsenna, quello che "fece tremare le vene ai polsi dei romani" quando, scacciato da Roma il re etrusco Tarquinio il superbo, questi si rivolse al Lucumone di Chiusi per ottenere vendetta. Molto bella, a questo proposito, la riflessione di Ciampi sulla mancata rappresentazione cinematografica di questo grandissimo personaggio etrusco, neppure da parte di quegli studi cinematografici presenti a Tirrenia, nella Toscana degli etruschi, che pure valorizzarono gli eroi romani alla Ben Hur.
La passeggiata, da Chiusi, arriverà fino a Orbetello, attraversando tutta la toscana etrusca, Chianciano, Sarteano, Radicofani. Poi il viaggio, iniziato a Novembre, è costretto a interrompersi a causa delle regole di restrizione dovute al Covid, per riprendere ad Aprile da Sorano a Sovana a Pitigliano a Manciano fino, come ho detto ad Orbetello, porto Santo Stefano e il bagno finale alla spiaggia della Feniglia.
Ho già detto della qualità letteraria che Ciampi riesce a dare a quello che potrebbe sembrare un resoconto di viaggio ed è invece molto di più. Basti dire che alla riprese di primavera del viaggio, in quella che potremmo chiamare una sorta di nuova introduzione, l'autore ha modo di citare ampiamente autori e vicende legate alla pandemia che ha interrotto il cammino, per arrivare infine a riprendere il filo del ragionamento su questo popolo misterioso e sulle caratteristiche che via via incontra sul suo cammino.
Emergono così sia le caratteristiche forti di un popolo dedito, come è noto, alla lavorazione del ferro, come pure ad un fine artigianato per la produzione di monili femminili. Al tempo stesso, come ricava l'autore da uno studio attento delle raffigurazioni presenti nelle tombe o sul ricco e raffinato vasellame che ci ha lasciato, emerge l'altra faccia di un popolo dedito alle gioie della vita, sia di carattere sessuale che alimentare. "Una civiltà", chiosa giustamente Paolo, "che ha lasciato memoria più per i suoi banchetti che per le imprese belliche. E ciò gli sia riconosciuto a gloria eterna".
Molto bello il raffronto tra la predilezione degli etruschi per il ferro e le miniere e le crude descrizioni di due grandi scrittori contemporanei dei territori, la maremma e le sue miniere, come Bianciardi e Cassola. "Maestri di metallurgia, gli etruschi... Non potevano che sistermarsi nei dintorni delle Colline Metallifere. Davanti al mare, si: ma con l'Elba solo un pò più a nord, l'Elba che gli etruschi colonizzarono per il ferro".
Naturalmente il viaggio a piedi nella terra degli etruschi, come l'autore sottotitola questo piacevolissimo libro non trascura nè Cerveteri, né roccaforti come Veio, Tarquinia e Volterra. Ma naturalmente lascio al lettore di curiosare tra le tante citazioni e le solo apparenti divagazioni che sono tutt'altro che casuali come Ciampi vorrebbe farci intendere, che imprezioniscono di molto il lavoro letterario.
Naturalmente Ciampi non si sottrae a ricordarci il fenomeno dei "tombaroli" che hanno avuto il grave difetto di averci lasciate vuote la maggioranza delle tombe degli etruschi da cui si sono ricavate tante notizie su quel popolo, ma hanno avuto anche il pregio di averci indicato molte vie in cui trovare, seppur vuote, le tracce più significative di quella civiltà.
Per finire, la cosa che più colpisce in questa ricerca delle caratteristiche del popolo d'Etruria, è la loro visione che potremmo definire edonistica della vita e dei rapporti tra uomo e donna (ma anche dello stesso sesso, senza i pregiudizi odierni). "indiscutibile il sorriso degli etruschi... Lo stesso sorriso delle tombe: vuote ma non spoglie, case di morti che in qualche modo sono ancora vivi, sospesi tra il sonno e una possibile felicità."
Ed è con questo inno alla civiltà etrusca che Ciampi ci lascia e che, insieme alla vera e propria mappa che Roberta Caldesi mette a mò di appendice al termine del racconto, ci fa venire una gran voglia di ricalcare le orme di Paolo e fare anche noi un "viaggio a piedi nella terra degli etruschi".
Renato Campinoti
01 marzo 2026
Emiliano Dominici: Maria Malva, brucia il giorno per me
Un romanzo che è molte cose. È la ricerca affannosa delle proprie radici per Maria, la protagonista principale, che tuttavia, non trovandole, da origine alla ricerca di sé e dei propri segreti a tutti coloro che assisteranno al suo gesto estremo.
Renato Campinoti
22 febbraio 2026
Franck Thilliez: 1991, la prima indagine di Franck Sharko
Per chi, come il sottoscritto, è convinto che il giallo e il noir possono rappresentare formidali strumenti di indagine della nostra società, questo ottimo libro di Thielliez ne è la dimostrazione concreta. Naturalmente a condizione che la scrittura sia basata, come in questo caso, su un rigoroso apparato di ricerca che non sconfini nell'artificioso e, soprattutto, sia sorretto da personaggi, anche nelle loro fragilità, di robusta tempra morale e culturale. Essendo questo il caso si può allora partire dalla lettura delle quasi cinquecento pagine, convinti che non ci saranno momenti di noia nè arzigogoli difficili da capire. La storia è quella del ritrovamento di un cadavere di donna particolarmente maltrattato che sembra essere quella che, alla luce del riconoscimento dei genitori, non è.
Renato Campinoti
13 febbraio 2026
Don Winslow: L'ultimo colpo (HarperCollins)
Quando il crime incontra i sentimenti delle persone
Che sia uno scrittore di razza, lo stanno a dimostrare i milioni di copie vendute in tutto il mondo. Ancora una volta, in una raccolta di sei racconti di media lunghezza, Don Winslow mette in mostra tutta la sua abilità di portare il lettore a contatto con un'umanità derelitta, talvolta irrimediabilmente priva di scrupoli e di remore morali. E tuttavia...Basta scorrere il primo racconto, quello che da il titolo alla raccolta, per incontrare il lato umano dei racconti dello scrittore americano. Perchè "l'ultimo colpo"? Che succede poi al furfante che ha già sulle spalle ventuno anni di carcere e che, con i sessanta che ha compiuto, "morirà in prigione"?
Nel secondo dei racconti a muoversi è un ragazzo che ha un sogno e che cerca in ogni modo di realizzarlo, anche a costo di...
C'è poi un altro racconto che ci parla di un poliziotto che, di umili origini, sta tuttavia per diventare un federale, quando a suo cugino, piccolo e gracile, capita un incidente che rischia di portarlo dentro alla mercè delle bande che infestano le carceri della contea. Può fare qualcosa, può mettere a rischio la sua reputazione per aiutare il cugino? E cosa gli capiterà se accetta i compromessi necessari?
Ma il meglio di sè, in questa raccolta, secondo me l'autore lo dà nell'ultimo racconto "Collissione", dove la serenità e l'amore di una coppia con figlio piccolo e padre in forte ascesa in carriera, viene distrutta da un brutto inconveniente che portano il marito e padre a contatto con la galera e con i suoi perversi meccanismi. Alla fine sarà una lotta senza esclusioni di colpi per sopravvivere nel miglior modo possibile. Da leggere tutto d'un fiato.
Da notare assolutamente il tema ricorrente in Don Winslow del tema delle carceri, del loro carattere assolutamente contrario all'idea liberale della "redenzione" del colpevole, della violenza permanente sia nei carcerati che nei carcerieri, del loro carattere, come carceri, di moltiplicatori di delinquenza anche nei carcerati con pene meno gravi. Al contrario, come ci descrive nel secondo dei racconti, si può sfuggire, come carcerati, a questo triste destino solo in quelle carceri "controllare" dalla malavita, dalla mafia in particolare. Pagando, naturalemente, un ben alto pegno ai propri "protettori". Da qui la sua "pietas" per i carcerati incappati in reati involontari, come pure la sua dura condanna del sistema carcerario americano, più volte condannato da altri grandi della letteratura noir americana, non ultimo Sthefen King, che non per caso raccomanda la lettura di questa notevole serie di racconti.
Ancora una volta, come ci ricorda Reed Farrel Coleman nella utilissima prefazione al volume, "Questo è Don Winslow, perchè al centro del suo lavoro ci sono la sua umanità e il suo chiaro appello a prendersi cura degli ultimi".
Da leggere assolutamente!
Renato Campinoti
05 febbraio 2026
Ian Mc Ewan: Quello che possiamo sapere (einaudi)
Si tratta, fuori di ogni dubbio, di un libro di grande spessore culturale e di grande interesse. Sono molteplici le ragioni che supportano questa affermazione.
Renato Campinoti