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01 novembre 2026
Chris Pavone: L'ultimo turno (Feltrinelli)
Una vera scoperta, questo libro di Pavone. Uno di quei libri che, col ritmo di un thriller e la qualità della migliore narrativa, ti fanno capire l'America al tempo di Trump (o forse sarebbe meglio dire "perché c’è Trump in questo tempo in America"), più di tanti saggi, pur interessanti.
Sono più di uno i piani su cui si sviluppa il racconto, a cominciare dall'invenzione del Bohemia, questo ipotetico palazzo a New York, al confine tra Central Park e la Quinta strada, pieno di ogni ben di dio, da quadri d'autore, a gioielli e orologi di valore superiore al milione di dollari e, soprattutto, di gente che, in modi molto discutibili, ha accumulato delle vere fortune. Al tempo stesso, proprio li' davanti ci sono numerosi portieri sempre all’erta per impedire qualsiasi noia ai ricchi proprietari. Mentre dentro, viaggia una legione di donne, cameriere, babysitter, personale di servizio. La prima polarizzazione, che l'autore sottolinea più volte: rigorosamente bianchi i ricchi proprietari, di colore, africani o del sud del mondo, i portieri e il personale di servizio. Emerge qui, a cominciare dai gravissimi problemi finanziari del personaggio principale, l'unico realmente esistito cui Pavone confessa di essersi ispirato, è ovviamente nero, all'ultimo turno del suo trentennale servizio di portierato al Bohemia e si chiama Chicky, che non sa letteralmente come far fronte alla sua situazione), il crescente contrasto tra il suo irrimediabile indebitamento e la crescita della ricchezza dell'altro personaggio, quel signor Longhwort, chiamato Whit dalla bellissima moglie Emily, che tanto si é data da fare (in tutti i sensi) per arrivare al ricco matrimonio. Senza tanti giri di parole, insomma, Pavone ci mostra l'accelerazione che sta subendo in America (nel mondo?) il fortissimo divario tra nuove, multimiliardarie ricchezze e l'aggravarsi delle condizioni di chi, senza casa propria, senza adeguata copertura sanitaria, col costo del College delle figlie (peraltro sparite di circolazione, come succede a Chicky), vede approssimarsi la vita da barbone. E sarà proprio con il tentativo di accettate un secondo lavoro come buttafuori che lo porterà ad incontrare la malavita e ad aggravare, se possibile, la sua situazione. Da questa parte, quella dei disperati, emerge l'unica luce che Pavone ci fa intravedere in un romanzo altrimenti ben imbottito di pessimismo: va bene il doppio lavoro, va bene un lavoro degradante e al nero, ma non il ricatto sull'onestà!
Dall'altra parte, quella dei nuovi ricchi, emerge la figura di Whit, arricchito con la produzione di giubbotti antiproiettile, che lui vende sia agli americani che ai loro nemici e che vede moltiplicarsi il suo patrimonio dall'andamento delle borse sui prodotti da guerra! C'é, nel libro di Pavone come nei fatti
reali, una certa reazione nell'opinione pubblica e l'organizzazione di partecipate manifestazioni di protesta. Ma tutto viene attutito da una polizia disposta a sparare sui manifestanti (a cominciare da quelli di colore!) e dai consueti mestatori, in questo caso le organizzazioni razziste sempre presenti e attive nella "grande" America.
Il razzismo è un altro tema che attraversa tutto il romanzo di Pavone, ben interpretato in questo caso dal padre di Emily, votante democratico prima, poi, per paura dei nuovi "negri", gli immigrati, cade nella trappola di Trump, interpretando egregiamente il nuovo razzismo che sta percorrendo l'America. L'ultimo piano su cui mi pare meriti soffermarsi in questo interessante romanzo è quello del riscatto possibile per alcuni personaggi. É l'amore che porta Emily ad aprire definitivamente gli occhi sul macabro cinismo di suo marito, o é solo amor proprio? É l'onestà che premia Chicky e gli fa intravedere una vita sopportabile e meno solitaria o c'entra la devozione per Emily? A Pavone non interessa sciogliere questi interrogativi. Quello che voleva raccontarci dell'America l'ha già fatto. "E questa è
New York", verrebbe da pensare, "la città dei democratici e del sindaco mussulmano! Figuriamoci la provincia! dove il MAGA imperversa fino a portare in trionfo alla Casa Bianca un personaggio come Trump, sostenuto dall'uomo più ricco del mondo!"
Renato Campinoti
20 ottobre 2026
Corrado Augias Natalia Augias: L'uomo che inventò la politica, inchiesta su Machiavelli
Inchiesta su Machiavelli
Ancora una volta Corrado Augias, questa volta insieme alla figlia Natalia, coglie con grande tempestività la necessità di una corretta divulgazione del pensiero di Niccolò Machiavelli.
Siamo alla vigilia del cinquecentesimo anniversario della morte del "segretario" fiorentino, dell'uomo che, dopo lunghi anni di servizio alla "politica estera" della Repubblica di Firenze (1498-1512), trovatosi senza lavoro, si accinse a scrivere "Il Principe", un trattato sull'arte di conquistare, prima, il regno o la repubblica e di mantenere, poi, il potere conquistato.
Anche qui, come abbiamo già visto nel bellissimo saggio del professore Riccardo Bruscagli, recensito qui sotto, la prima preoccupazione dei due autori è quella di fugare i luoghi comuni circa l'opera del grande fiorentino, a cominciare da quell'idea, "il fine giustifica i mezzi", che è quanto di più lontano dall'idea del ruolo del Principe o capo della repubblica, che lo scrittore di San Casciano (dove andò a risiedere dopo la sua cacciata dal ruolo di segretario) intendeva trasmettere con le sue riflessioni sull'arte di governo.
Anche per gli Augias, come già per Bruscagli, il vero discrimine, che taglia fuori ogni obiezione o cattiva interpretazione, (quel Machavelli tenebroso e amorale che i suoi denigratori hanno provato a trasmetterci fin dall'uscita delle sue opere) è rappresentato dalla decisa affermazione che ogni azione, di offesa o di difesa del potere è giustificabile in quanto chiaramente intrapresa nell'interesse generale dello stato. Si potrebbe continuare, finendo per trovare molte analogie tra i due volumi sulla valutazione e l'interpretazione del pensiero di Machiavelli, perfino sulle opere "letterarie", come la Mandragola, la Clizia o le altre comunque legate ad un'idea "leggera" dei rapporti umani, senza prendersi troppo sul serio.
Converrà piuttosto indicare le caratteristiche più specifiche che troviamo nell'opera degli Augias, a cominciare da un frequente rimando tra l'interpretazione dell'opera del "segretario" e le vicende più vicine a noi, fino alle burrascose e decadenti interpretazione del ruolo della politica dei tempi confusi che attraversiamo.
L'altro aspetto che mi preme segnalare è una più attenta indagine sugli aspetti "biografici" dello scrittore fiorentino, della loro collocazione nel suo tempo e sulle possibili ricadute di vicende accadute nella sua infanzia o adolescenza. Particolare rilievo, ad esempio, viene attribuito alla "congiura dei Pazzi", con le conseguenze cruente e sanguinose, con gli impiccati esposti al pubblico ludibio, con il trascinamento dei corpi dei Pazzi per le vie cittadine, tutto quello, insomma, che non può certamente aver lasciato un segno edulcorato circa il significato di uso della forza da parte del Principe, in questo caso il giovane Lorenzo il Magnifico.
Altrettanto importanti sono le vicende che fecero perdere a Piero, il figlio di Lorenze, il potere e addirittura la sua casa e i suoi possedimenti, a seguito dell'arrivo dell'imperatore Carlo VIII in Italia. Dove si mostra tutta la debolezza dei piccoli regni italiani e tutta la loro divisione di fronte a quello che sarebbe dovuto essere un nemico comune.
Ancora una volta, come succederà anche in seguito, un ruolo particolarmente negativo, secondo Machiavelli, lo gioca il Papato, alla testa di un regno troppo grande per essere conquistato dagli altri e troppo debole per esercitare una funzione unificante. Torna con forza qui l'idea di mancata unificazione d'Italia, (a fronte della nascita dei grandi regni europei come Spagna e Francia) afflitta da troppi staterelli. Come si capiscono, in questa ottica, le speranze da Machiavelli riposte nell'iniziativa militare di Cesare Borgia, il Valentino, il quale, con l'appoggio del Papa Borgia, suo padre, sembrava poter dare quella spallata ai piccoli regnanti d'Italia e che invece finirà per incappare nella morte di Papa Alessandro e nella sciagurata (in quest'ottica) ascesa al soglio di Pietro di Giulio II, desideroso di allargare da solo i confini del proprio stato pontificio, senza l'aiuto del Valentino.
Anzi contro Cesare Borgia che, di suo, come gli rimproverò aspramente Machiavelli, ne aveva ingenuamente favorito l'ascesa al papato. Ma i riferimenti biografici sono molti altri, fino a delineare un profilo di uomo del suo tempo sia nel rapporto con la famiglia, cui tiene molto, ma che tuttavia non disdegna occasionali compagnie femminili, così come la ricerca, nella cerchia degli intellettuali del suo tempo (il gruppo degli Orti Oricellari), di quella fama letteraria che potesse parzialmente supplire all'assenza di ruolo pubblico. Machiavelli morirà quasi in concomitanza col "sacco di Roma" che l'imperatore permette ai lanzichenecchi di perpetare ai danni di Papa Clemente VII, il figlio di quel Giuliano ucciso nella congiura dei Pazzi.
E si eviterà di vedere la successiva alleanza che lo stesso Clemente contrarrà coll'imperatore del "sacco" perché quest'ultimo mettesse l'assedio a Firenze, come fece, fino al ritorno, con Alessandro, dei Medici in Firenze, questa volta in forma di Ducato e non più di Repubblica. Un saggio, insomma, questo degli Augias, che, oltre a mettere nella giusta luce l'opera del Machiavelli, lo contestualizza in maniera eccellente nel suo tempo e ne trae qualche diretto insegnamento per orientarci nel mondo di oggi.
Renato Campinoti
14 ottobre 2026
Riccardo Bruscagli: Macchiavelli (Il Mulino)
"Il fine giustifica i mezzi"; con questa etichetta il pensiero di Macchiavelli è generalmente noto all'opinione corrente. Va detto subito...che egli non si sognò mai di scrivere quella frase. È con questo incipit perentorio che Riccardo Bruscagli, insegnante di Letteratura italiana all'Università di Firenze, dichiara da subito l'intenzione di questo interessante volume: togliere, a cinquecento anni dalla sua morte, il pensiero politico e, più in generale, tutta l'attività culturale di Niccolò Macchiavelli, dai pesanti e sbagliati luoghi comuni che, fin dall'inizio della conoscenza della sua opera, lo condannarono ad una visione distorta, pressoché opportunistica e amorale della storia e degli insegnamenti politici che cercò di trarne.
Renato Campinoti
03 ottobre 2026
Lorenzo Marone: La tentazione di essere felici
Renato Campinoti
27 settembre 2026
Gabriele Antonacci: L’alba di Fiorenza (Angelo Pontecorboli editore)
Ho letto con curiosità e molto piacere questa nuova opera di Gabriele Antonacci che, ancora una volta, ci porta molto indietro nel tempo, all'alba, come recita il titolo, di Fiorenza.
Renato Campinoti
20 settembre 2026
Grazia Deledda: Canne al vento (Mondadori)
Scritto negli anni venti del "secolo breve", il romanzo risente delle profonde contraddizioni di un tempo ancora segnato dalle vecchie gerarchie tra nobili e popolani, ma dove comincia a farsi strada una idea nuova e nuove esperienze di vita.
Renato Campinoti
16 settembre 2026
Arturo Scotto: FLOTILLA, in viaggio per Gaza (Giunti)
Diario di bordo per una nuova rotta
Va detto subito, per chi voglia leggere con piacere questo importante e utile libro, che è in effetti, come recita la copertina, un diario del viaggio cui l’on. Scotto ha partecipato a bordo della leggera imbarcazione Karma per forzare il blocco illegale dell’approvvigionamento alimentare di Gaza. Ma è anche un volume ben scritto e accompagnato da riflessioni e descrizioni di viaggio che ci fanno sentire presenti e partecipi di questa straordinaria avventura che è stata la Flotilla per Gaza. Scotto ci porta con sè, non parlandoci solo dei momenti facili e difficili che la Flottilla incontra nel suo cammino, ma ci fa partecipi del vento che spira forte sulla barca, delle albe e dei tramonti che capitano belli o brutti nella navigazione; insomma c’è dell’arte in questa scrittura che va oltre gli argomenti politici e umanitari, che pure, giustamente, hanno il predominio nelle riflessioni e nelle esperienze dell’onorevole del PD, molto legato alla nuova segreteria di Elly Schlein.
Va poi dato atto allo scritto di Arturo Scotto di accompagnare la pur impegnativa navigazione delle barche da due flussi di notizie che si affiancano alla navigazione: da una parte il tentativo delle forze governative di ridimensionare, per non dire di considerare pericolosa, l’avventura messa in moto dalla Flottilla, accentuando, via via che cresce l’attenzione dell’opinione pubblica, il tono delle accuse e del dileggio, incolpando addirittura la spedizione di fare il gioco di Hamas e dei terroristi, per non parlare dell’accusa ai parlamentari sia nazionali che europei, di non fare il loro lavoro che dovrebbe vederli sono in aula, magari ad approvare i pochi provvedimenti che la maggioranza propone.
Ma se questo succede da una parte della navigazione, dall’altra cresce il risveglio di coscienza che porta in piazza centinaia di migliaia di persone a sostegno della Flotilla e a chiedere al governo italiano di inviare una nave militare d’appoggio e di protezione delle imbarcazioni, del resto leggere e prive di qualsiasi strumento di difesa. Non solo il governo non accoglierà tale richiesta, resa esplicita da una lettera che Elly Schlein in persona ha inviato alla presidente del consiglio, invitandola ad un impegno bipartisan a protezione della Flotilla, ma chiederà allo stesso suo ministro della difesa, Guido Crosetto, che aveva inviato una fregata nelle vicinanze delle imbarcazioni, a precisare che non andava intesa, tale iniziativa, di appoggio ad eventuali attacchi che la Flotilla avesse dovuto subire, ma solo per supportare eventuali difficoltà delle persone a bordo delle barche.
Nulla, insomma, che quelli delle imbarcazioni non sapessero fare da soli. C’è qui una sottolineatura da fare e forse un insegnamento da trarre da questa esperienza. A bordo delle barche della spedizione ci sono onorevoli, operatori di pace, semplici attivisti di vari organizzazioni con opinioni ed esperienze talvolta molto diverse. Capiterà perfino che, con l’avvicinarsi dell’obiettivo di Gaza, con gli appelli, compreso quello di Mattarella, a non correre troppi rischi, alcuni decidano di abbandonare le imbarcazioni e di scegliere altri modi, ma mai si levano proteste o polemiche su quello che era e rimane per tutti l’obiettivo principale: forzare il blocco illegale che Netanyahu e il suo governo di estrema destra stanno realizzando contro Gaza e i suoi abitanti, fino a perpretare un vero e proprio genocidio, dopo gli oltre ottantamila morti, molti bambini, e lo stillicidio di uccisioni, con i mitra, col freddo, con i topi, che continua anche dopo il presunto armistizio e il tavolo che Trump pretende di governare.
Ad un certo punto, dopo il blocco illegale delle imbarcazioni da parte di Israele e il trattamento indecente e barbaro ricevuto dai naviganti arrestati, dal ministro israeliano, dopo che il 3 ottobre, un mese dopo l’avvio dell’esperienza, Israele è costretta a rilasciare e rimpatriare Scotto e gli altri parlamentari, l’autore si chiede se sia servita davvero a qualcosa l’esperienza della Flotilla. Sono tra coloro convinti che siano stati almeno due i risultati positivi di questa vicenda. Da un lato, come si è visto nelle tante manifestazioni che hanno accompagnato il generoso tentativo di sbloccare anche così il blocco su Gaza, si sono risvegliate coscienze, soprattutto ma non solo nell’area del centrosinistra che, dopo le delusioni per le divisioni e le sconfitte degli anni passati, hanno sentito il bisogno di rimettersi in moto, se non direttamente nella vita politica, quanto meno nel terzo settore e nel volontariato, come posso testimoniare.
Particolare importante la presenza, a fianco delle manifestazioni, di molti giovani, studenti in particolare, che hanno salutato positivamente tali iniziative. Sarebbe utile che qualcuno si preoccupasse di ricercarli e dare loro l’opportunità di sentirsi protagonisti nella non dimenticabile vicenda di Gaza e dei suoi bisogni.
Al tempo stesso, di fronte all’emergere di forze suprematiste e razziste che la crisi, anche economica, dell’europa fa emergere, come avvenuto nelle recenti elezioni in Sassonia, l’esperienza della Flotilla manda un segnale al contrario, che un’altra strada, fatta di solidarietà, di rispetto per tutti i popoli, di lotta per la pace è possibile e necessaria se non vogliamo tornare a fare dell’europa una terra di guerre e di egoismi nazionalisti, forieri di nuove guerre, altamente pericolose in tempo di arsenali atomici. Infine, vorrei suggerire all’onorevole Scotto, in vista di una nuova edizione, di aggiungere una pagina al pregevole lavoro che ci ha donato. Una pagina relativa al disvelamento di un sospetto sul barbaro attacco terroristico del 7 Ottobre: non solo, come hanno detto esplicitamente i governanti del Golfo, Netanyhau ne era stato messo in guardia giorni prima di quei tragici avvenimenti, ma lui, messo alle strette dalla giustizia del suo Paese e col concreto rischio di galera, ha visto in Hamas la forza capace di aiutarlo ad uscire dall’angolo, scatenando, come si è visto una guerra verso tutti senza fine.
C’è solo da augurarsi che il popolo israeliano dimostri, come purtroppo per ora non è avvenuto, di avere un sussulto di coscienza e mandi a casa, anzi in galera, con le prossime elezioni, il macellaio di Gaza.
Renato Campinoti


