Quando il crimine nasce dalla rabbia e dalla disperazione sociale
Non finirò mai di apprezzare questo scrittore che, al pari di Camilleri in Italia (Sicilia?), fa dell'indagine sociale e dei suoi riflessi "culturali" l'asse su cui si sviluppa il crimine. È nella vita normale, di tutti i giorni, quella che viviamo ciascuno di noi, che nascono le tensioni e le contraddizioni, come pure le disuguaglianze, che possono rappresentare il brodo di coltura delle forme di delitto più diffuso. Al netto, naturalmente, della criminalità organizzata, delle varie forme di mafia o di strutture organizzate che meritano un'altra indagine.
Sono ormai più anni, dalla grande, gravissima crisi, complice anche l'Europa, che la Grecia ha dovuto subire e sta tuttora attraversando, che Markaris ha intrecciato ancora più esplicitamente le indagini del suo dirigente della polizia dell'Attica, Kostas Charitos, con le contraddizioni e le sofferenze sociali. A partire da una diretta partecipazione della moglie Adriana alla vita del Centro di accoglienza migranti di Attiko' Alsos ad Atene, dove confluisce lui stesso, la figlia Caterina col marito medico Fanis e l'amato nipotino Lambros.
Insomma di fronte al dramma di un numero crescente di immigrati alla ricerca di una possibile condizione di sopravvivenza, il poliziotto e la sua famiglia assistono al grido di dolore degli stessi, costretti ad essere allontanati da un centro occupato e ad essere rimpatriati, che accolgono quasi volentieri. "Invece di vivere qui con un tozzo di pane, meglio lottare per il pane nella nostra patria" come dirà uno di loro.
Già da questa vita familiare particolarmente intensa e continuamente alimentata da tutti i membri della stessa, emerge il secondo fattore fondamentale nei libri di Markaris: la normalità della vita familiare e affettiva del protagonista. Che non vuol dire assenza di aspetti di ansia, di paure ecc. Basti vedere le volte in cui il direttore della polizia, preso dalle preoccupazioni del lavoro, si rifugia negli affetti familiari: "Il pensiero che passerò la serata con la mia famiglia e una coppia di amici allontana i miei pensieri dal lavoro e il mio umore cambia".
Insomma l'affermato scrittore greco non ha bisogno di assassini seriali dalla psiche particolarmente contorta ne' di commissari di polizia con alle spalle disastri familiari e riflessi pesanti sulla loro psiche per catturare la nostra attenzione e per mostrarci quanti delitti possono celarsi nella cosiddetta normalità. E l'unica preoccupazione del capo dei poliziotti dell'Attica è rendere tranquilla e orgogliosa di sé la propria moglie mostrandosi goloso di alcuni piatti dei quali lei è ottima cuoca.
Ma l'arte in cui Markaris davvero eccelle è quella di toccare i tasti più dolorosi della vita attuale della Grecia, da cui, come si trattasse di qualcosa di inevitabile, finiscono per scaturire i crimini di cui si occupa Charitos.
Questa volta, oltre i disagi dei migranti, l'attenzione del Direttore della polizia dell'Attica è richiamata in particolare dalla grave crisi degli alloggi che, per i costi altissimi cui sono giunti gli affitti, costringe molta gente, anche con un lavoro a dover scegliere tra l'alloggio o il mangiare."Ci siamo ridotti a vivere in una società che è divisa in due. Da una parte quelli che hanno una casa, ma l'affitto gli porta via tutti i soldi e quindi non ne hanno per comprare da mangiare. Dall'altra ci sono coloro che non possono pagare l'affitto, ma possono permettersi di mangiare".
Così dice al Direttore una donna tra quelli che lo Stato ha sistemato gratuitamente in alloggi provvisori e che stava allestendo un banchetto per dare qualcosa da mangiare ai più poveri del quartiere, che continua: "Noi siamo diventati i privilegiati...quindi abbiamo pensato fosse giusto aiutare gli altri, quelli che hanno fame".
D'altronde il libro si apre con una vicenda scioccante: una coppia di separati in case non in grado di pagare due affitti e costretti ad una difficilissima convivenza, fino al reciproco suicidio. Ed è in questo contesto che matura il primo delitto di cui la polizia sarà chiamata ad occuparsi e che si sentirà dire, quando emerge che gli alloggi sfitti sono stati destinati a dirigenti della ditta costruttrice: "È stato allora che la nostra tristezza si è trasformata in rabbia".
Altrettanto intrecciata con la situazione sociale del Paese si rivelerà l'altro delitto di cui la polizia sarà chiamata ad occuparsi. Si chiude questo libro e ci viene fatto di pensare a quanti siano i delitti che succedono tutti i giorni intorno a noi e quanto sarebbe utile una più forte, magari favorita dallo Stato, solidarietà fra tutti i cittadini per rendere meno insicura e più vivibile una società sulla quale, purtroppo, sono in molti a soffiare sul fuoco della paura piuttosto che stare più attenti e vicini ai disagi delle persone.
È un importante argomento di cui occuparsi anche in letteratura, al passo con i nostri tempi. Bravo ancora al non più giovane Petros Markaris, sempre con lo sguardo ben piantato sul mondo in cui vive.
Renato Campinoti