Lorenzo Marone: La tentazione di essere felici (Feltrinelli)
Sono molte le ragioni che mi spingono a suggerire a più persone possibili, magari della mia generazione, di leggere questo bel libro di Lorenzo Marone. La prima di tutte è senz'altro rappresentata dalla apparente leggerenza con cui l'autore immagina la vita di un uomo, Cesare Annunziata, rimasto vedovo, giunto nella sua età piu' avanzata (sessntasette anni), che ha deciso di rimanere a vivere da solo, chiamato a fare i conti con i tanti rimpianti e i tanti errori di cui è costellata la sua vita. Ma si potrebbe dire lo stesso di tutti quelli che hanno fatto scelte, talvolta coraggiose, talaltra di opportunismo, altra ancora facendosi trasportare dalla corrente. La striscia dei rimpianti si arricchisc in tutti i campi della sua esistenza: da quella dei figli (bellissimo l'incipit: "Mio figlio è omosessuale. Lui lo sa. Io lo so, Eppure non me lo ha mai confessato", per non parlare delle difficoltà con il carattere burbero della figlia!), a quella della moglie, sposata senza amore, tradita molto spesso, accettata per convenienza. Lo stesso vale per le molteplici amanti, alcune delle quali ricorda con tanto rimpianto ma con le quali non ha avuto che rapporti fugaci. Detto tutto questo, emerge con forza la seconda ragione che mi è piaciuta della lettura di questo libro e che mi spinge a consigliarlo ai non più giovani come me. Sotto la scorza dei rimpianti e dei fallimenti c'è comunque un uomo che, con un carattere burbero e apparentemente schivo verso il prossimo, è capace di cambiare con gli anni e rimanere curioso del mondo che cambia con lui, nel bene e soprattutto nel male. Scopriamo così che l'amico più caro, Marino, che vive nell'appatamento sotto al suo, sta rintanato per giorni interi perchè, nonostante il buon senso, la vita le ha tolto troppe cose. Anche Eleonora, la gattara, finirà per trasferire a tutte quelle bestiole che infestano mezzo casamento, gli affetti che non sa più verso chi rivolgere. Lui stesso, che vuole descriversi burbero e antisociale, dopo aver trascorso la vita con una quantità industriale di amanti, cercherà in Rossana, l'anziana infermiera, qualcosa di più di quell'amore mercenario cui si era abituato. E la terza ragione per cui consiglio questo libro si evidenzia quando tutti e tre gli amici di vecchia data (hanno abitato una vita nello steso condominio) e cioè lui, Marino e Eleonora, si trovano di fronte ad una delle vicende più brutte e purtroppo più diffuse: la violenza maschile contro le donne, in questo caso contro Emma, una giovane e confusa ragazza. Sono pagine di una bellezza rara quelle che l'autore dedica allo sviluppo dei rapporti tra lui, Cesare, e Emma, quando la ragazza cerca nella casa e nei consigli dell'anziano una possibile via di fuga. Come sono tenere e tuttavia di grande realismo le righe che Marone spende per descrivere lo strambo stratagemma che i tre cercano di mettere in atto per aiutare Emma a salvarsi dal mostro. Tema, questo della violenza familiare, di grande attualità e tuttora irrisolto nella cultura di troppa parte della popolazione della "evoluta" europa. Non manca nel libro, neppure un forte richiamo al ruolo di nonno per il nostro protagonista, altra funzione che lo spinge a camuffare il suo proclamato scetticismo e isolamento sociale, per assumero il ruolo protettivo e tenero di ogni anziano accanto al proprio nipote. Anche in questo caso Marone sembra inverare la massima che, se sono talvolta i nipoti che hanno bisogno dei nonni, sono sempre i nonni che hanno bisogno dei nipoti. Si chiude questo libro con molte cose rimaste volutamente irrisolte, a cominciare dalla crisi familiare della figlia Sveva, della vita degli amici Marino e Eleora, del ruolo che svolgerà Rossana nella vita di Cesare, della vita dello stesso Cesare, alle prese con seri problemi cardiaci. Ma in fondo è così che deve finire un romanzo, quando vuole farci capire che la cosa che conta di più, insieme all'affetto dei nostri cari, è sapere affrontare i cambiamenti che la vita ci propone, a cominciare dal tempo della vecchiaia e della solitudine. Bisogna imparare a guardarsi intorno dove ci sono altre persone che hanno ancora bisogno di noi e da cui possiamo trarre motivo per vivere appieno anche questa età della nostra vita.
Renato Campinoti
