Se non fosse un meraviglioso e ricco testo letterario, verrebbe da dire che si tratta anche di una delle più belle guide per chi voglia andare alla scoperta della vita e delle tappe della cività etrusca. Paolo Ciampi ci aveva già abituati a questo suo particolare Festina lente alla scoperta di luoghi, personaggi, popoli, a piedi e con profondità di osservazione e di collegamenti culturali. Basti ricordare, tra i tanti, "In cammino con Matilde", come pure "Gli occhi di Firenze", per dire di alcuni che più mi hanno affascinato.
Non meno bello e interessante questo suo cammino dedicato agli Etruschi dove, tra le meraviglie e le narrazioni delle storie di questo ancora in parte misterioso popolo, valgono le "divagazioni" del nostro che, in compagnia di un un solo amico, finisce per portare con sè un vero e proprio stuolo di personaggi e studiosi dell'argomento, dagli storici del periodo romano, a Berenson, grande stusioso del Rinascimento, fino a David Herbert Lawrence, da lui citato col solo nome per marcare una particolare affinità, che sarà spesso al suo fianco nelle sensazioni e nelle personali impressioni sui personaggi che via via incontra sul suo cammino.
Cammino che non poteva che partire da Chiusi e dal grande Porsenna, quello che "fece tremare le vene ai polsi dei romani" quando, scacciato da Roma il re etrusco Tarquinio il superbo, questi si rivolse al Lucumone di Chiusi per ottenere vendetta. Molto bella, a questo proposito, la riflessione di Ciampi sulla mancata rappresentazione cinematografica di questo grandissimo personaggio etrusco, neppure da parte di quegli studi cinematografici presenti a Tirrenia, nella Toscana degli etruschi, che pure valorizzarono gli eroi romani alla Ben Hur.
La passeggiata, da Chiusi, arriverà fino a Orbetello, attraversando tutta la toscana etrusca, Chianciano, Sarteano, Radicofani. Poi il viaggio, iniziato a Novembre, è costretto a interrompersi a causa delle regole di restrizione dovute al Covid, per riprendere ad Aprile da Sorano a Sovana a Pitigliano a Manciano fino, come ho detto ad Orbetello, porto Santo Stefano e il bagno finale alla spiaggia della Feniglia.
Ho già detto della qualità letteraria che Ciampi riesce a dare a quello che potrebbe sembrare un resoconto di viaggio ed è invece molto di più. Basti dire che alla riprese di primavera del viaggio, in quella che potremmo chiamare una sorta di nuova introduzione, l'autore ha modo di citare ampiamente autori e vicende legate alla pandemia che ha interrotto il cammino, per arrivare infine a riprendere il filo del ragionamento su questo popolo misterioso e sulle caratteristiche che via via incontra sul suo cammino.
Emergono così sia le caratteristiche forti di un popolo dedito, come è noto, alla lavorazione del ferro, come pure ad un fine artigianato per la produzione di monili femminili. Al tempo stesso, come ricava l'autore da uno studio attento delle raffigurazioni presenti nelle tombe o sul ricco e raffinato vasellame che ci ha lasciato, emerge l'altra faccia di un popolo dedito alle gioie della vita, sia di carattere sessuale che alimentare. "Una civiltà", chiosa giustamente Paolo, "che ha lasciato memoria più per i suoi banchetti che per le imprese belliche. E ciò gli sia riconosciuto a gloria eterna".
Molto bello il raffronto tra la predilezione degli etruschi per il ferro e le miniere e le crude descrizioni di due grandi scrittori contemporanei dei territori, la maremma e le sue miniere, come Bianciardi e Cassola. "Maestri di metallurgia, gli etruschi... Non potevano che sistermarsi nei dintorni delle Colline Metallifere. Davanti al mare, si: ma con l'Elba solo un pò più a nord, l'Elba che gli etruschi colonizzarono per il ferro".
Naturalmente il viaggio a piedi nella terra degli etruschi, come l'autore sottotitola questo piacevolissimo libro non trascura nè Cerveteri, né roccaforti come Veio, Tarquinia e Volterra. Ma naturalmente lascio al lettore di curiosare tra le tante citazioni e le solo apparenti divagazioni che sono tutt'altro che casuali come Ciampi vorrebbe farci intendere, che imprezioniscono di molto il lavoro letterario.
Naturalmente Ciampi non si sottrae a ricordarci il fenomeno dei "tombaroli" che hanno avuto il grave difetto di averci lasciate vuote la maggioranza delle tombe degli etruschi da cui si sono ricavate tante notizie su quel popolo, ma hanno avuto anche il pregio di averci indicato molte vie in cui trovare, seppur vuote, le tracce più significative di quella civiltà.
Per finire, la cosa che più colpisce in questa ricerca delle caratteristiche del popolo d'Etruria, è la loro visione che potremmo definire edonistica della vita e dei rapporti tra uomo e donna (ma anche dello stesso sesso, senza i pregiudizi odierni). "indiscutibile il sorriso degli etruschi... Lo stesso sorriso delle tombe: vuote ma non spoglie, case di morti che in qualche modo sono ancora vivi, sospesi tra il sonno e una possibile felicità."
Ed è con questo inno alla civiltà etrusca che Ciampi ci lascia e che, insieme alla vera e propria mappa che Roberta Caldesi mette a mò di appendice al termine del racconto, ci fa venire una gran voglia di ricalcare le orme di Paolo e fare anche noi un "viaggio a piedi nella terra degli etruschi".
Renato Campinoti
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