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13 febbraio 2026

Don Winslow: L'ultimo colpo (HarperCollins)

 



Don Winslow: L'ultimo colpo

Quando il crime incontra i sentimenti delle persone

Che sia uno scrittore di razza, lo stanno a dimostrare i milioni di copie vendute in tutto il mondo. Ancora una volta, in una raccolta di sei racconti di media lunghezza, Don Winslow mette in  mostra tutta la sua abilità di portare il lettore a contatto con un'umanità derelitta, talvolta irrimediabilmente priva di scrupoli e di remore morali. E tuttavia...Basta scorrere il primo racconto, quello che da il titolo alla raccolta, per incontrare il lato umano dei racconti dello scrittore americano. Perchè "l'ultimo colpo"? Che succede poi al furfante che ha già sulle spalle ventuno anni di carcere e che, con i sessanta che ha compiuto, "morirà in prigione"

Nel secondo dei racconti a muoversi è un ragazzo che ha un sogno e che cerca in ogni modo di realizzarlo, anche a costo di...

C'è poi un altro racconto che ci parla di un poliziotto che, di umili origini, sta tuttavia per diventare un federale, quando a suo cugino, piccolo e gracile, capita un incidente che rischia di portarlo dentro alla mercè delle bande che infestano le carceri della contea. Può fare qualcosa, può mettere a rischio la sua reputazione per aiutare il cugino? E cosa gli capiterà se accetta i compromessi necessari?

Ma il meglio di sè, in questa raccolta, secondo me l'autore lo dà nell'ultimo racconto "Collissione", dove la serenità e l'amore di una coppia con figlio piccolo e padre in forte ascesa in carriera, viene distrutta da un brutto inconveniente che portano il marito e padre a contatto con la galera e con i suoi perversi meccanismi. Alla fine sarà una lotta senza esclusioni di colpi per sopravvivere nel miglior modo possibile. Da leggere tutto d'un fiato. 

Da notare assolutamente il tema ricorrente in Don Winslow del tema delle carceri, del loro carattere assolutamente contrario all'idea liberale della "redenzione" del colpevole, della violenza permanente sia nei carcerati che nei carcerieri, del loro carattere, come carceri, di moltiplicatori di delinquenza anche nei carcerati con pene meno gravi. Al contrario, come ci descrive nel secondo dei racconti, si può sfuggire, come carcerati, a questo triste destino solo in quelle carceri "controllare" dalla malavita, dalla mafia in particolare. Pagando, naturalemente, un ben alto pegno ai propri "protettori". Da qui la sua "pietas" per i carcerati incappati in reati involontari, come pure la sua dura condanna del sistema carcerario americano, più volte condannato da altri grandi della letteratura  noir americana, non ultimo Sthefen King, che non per caso raccomanda la lettura di questa notevole serie di racconti.

Ancora una volta, come ci ricorda Reed Farrel Coleman nella utilissima prefazione al volume, "Questo è Don Winslow, perchè al centro del suo lavoro ci sono la sua umanità e il suo chiaro appello a prendersi cura degli ultimi".

Da leggere assolutamente!

Renato Campinoti

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