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05 febbraio 2026

Ian Mc Ewan: Quello che possiamo sapere (einaudi)

 Un mondo dimezzato dall'uomo, una ironia amara e un possente monito.

Si tratta, fuori di ogni dubbio, di un libro di grande spessore culturale e di grande interesse. Sono molteplici le ragioni che supportano questa affermazione. 
"Il 20 maggio del 2119 presi il traghetto...", inizia così il racconto dello studioso di letteratura del periodo 1990 - 2030 Thomas Metcalfe, alla ricerca di una lunga poesia di un noto poeta di quegli anni. E la novità sta proprio in questo: siamo più avanti nel tempo di meno di cento anni ("next future", come fu chiamata la fantascienza di Philik Dick, che ci parlava, ammonendoci, di anni non troppo lontani a venire) sono avvenuti eventi che hanno cambiato la fisionomia e l'affollamento di questa nostra terra. 
Ci impiega ben due pagine lo scrittore a descrivere, all'inizio, il susseguirsi di vicende ambientali prima, di uso dell'energia atomica e delle guerre conseguenti poi, per dimostrare i risultati di classi dirigenti inadeguate per non dire di peggio: "A causa di tsunami, guerre, fame e malattie, la popolazione della terra precipita sotto i quattro miliardi, mentre una Germania a brandelli viene incorporata nel territorio della grande Russia". 
Sempre nell'ottica della denuncia dei disastri dell'uomo, poco più avanti lo scrittore inglese fa dire al narratore Metcalfe: "Avrei voglia...di mettere in guardia chi è vissuto un secolo fa: se volete che i vostri segreti rimangano tali, sussurrateli nell'orecchio del vostro più caro e più fidato amico. Mai a una tastiera e a uno schermo. Se lo fate, noi sapremo tutto". 
Con questo, ricordandoci che il nostro tempo era e rimane quello del Grande Fratello. 
Non manca, in questo monito rivolto all'uomo d'oggi, un richiamo al ruolo come minimo marginale della letteratura e, di conseguenza, degli intellettuali. È ancora il personaggio Metcalfe, quello che andrà alla continua ricerca di una lunga poesia come fosse la panacea dei disastri vissuti dall'uomo, che racconta ai suoi studenti: "In mezzo a questi cataclismi la letteratura mondiale produce le sue migliori elegie, grondanti splendida nostalgia e furore eloquente- ecco... ci saremmo dedicati... allo studio di quei capolavori". Dove si capisce fin troppo bene lo scarto tra ciò che succede e un'attività letteraria estranea e ininfluente. 
Ma se questo, un monito forte e tuttavia condito di amarezza e consapevolezza dell'inutilità di tale impegno, rappresenta il principale merito del libro, un altro grande insegnamento di questa opera è, col continuo richiamo al Grande Disastro, come Mc Ewan chiama ciò che avvenne alla metà del nostro secolo, l'ironia con cui conduce il lettore a immaginare la temperie culturale dentro la quale ("Malattie su scala mondiale, carestia, siccità, migrazioni di massa senza precedenti") la ricerca della poesia del grande poeta morto diventa l'unico scopo di quella parte di letterati che, sconfitti dai fatti, cercano di aggrapparsi ad un qualsiasi "talismano". 
Meglio se, come nel caso della poesia di Francis Percy, come si chiama colui che dedicò negli anni venti del nostro secolo, questa elegia a sua moglie Vivien (Una corona per Vivien, come fu chiamata), non fu mai pubblicata e rimase un mito sconosciuto a tutti. Solo un grande scrittore e un grande letterato come è Ian Mc Ewan è capace di tenere il lettore attaccato a tutte le oltre trecentocinquanta pagine del libro, intrecciando la grande storia drammatica di quegli anni con le frivolezze e le umane debolezze di scrittori e gente comune, sempre il tutto sovrastato dall'ironia insita nell'interesse del personaggio narrante per la ricerca di quella poesia, mentre, come ci ricorda egli stesso: "La guerra a lungo annunciata tra Russia e Occidente iniziò... L'elenco delle città scomparse è lunghissimo. Il numero delle vittime supera i duecento milioni. Tuttavia, nessuno degli scontri nucleari del ventunesimo secolo portò alla guerra totale e all'estinzione del genere umano. Ecco la nostra misera consolazione". 
Ed è in un contesto del genere che il mito di una poesia letta una sola volta da un poeta in stato di ebbrezza, come tutti i commensali di quella magica sera, "era ancora più bella in quanto sconosciuta". 
Alla fine di questa parte del libro, il nostro testardo ricercatore farà un deciso passo avanti nella ricerca del testo della mitica "Corona per Vivien", aprendo al lettore la seconda parte del libro, quella nella quale Vivien racconta la sua storia e i suoi trascorsi col grande poeta, come pure la sua reazione alla mitica "corona". 
Ma qui occorre lasciare al lettora la scoperta del finale che gli riserva Mc Ewan e che è, se possibile, ancora più ironico e amaro, non fosse altro perchè la storia si svolge negli anni che stiamo vivendo e alle cui donne e a cui uomini è rivolto questo possente monito in forma di romanzo!

Renato Campinoti

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