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15 agosto 2026

Maurizio de Giovanni: Il tempo dell’orologiaio

In continuità con il primo volume (l’orologiaio di Brest) questa volta de Giovanni mette al centro degli sviluppi della precedente narrazione due elementi soprattutto.
In primo luogo la parte più oscura del potere della Chiesa che, nonostante la capacità di rimediare a qualche grossa malefatta di suoi eminenti esponenti, è ora costretta a fare i conti col rischio di riapertura di un caso scandaloso, finito con la soppressione della ragazza e l'occultamento dei resti.
C'è qui, a me pare, un indiretto riferimento alla vicenda Orlandi, semmai fin troppo diluita nel presupposto forte innamoramento del Cardinale e nel suo "eterno" pentimento. Giudicherà il lettore.
A me pare che su questo aspetto l'autore, spintosi un bel po' avanti sulle presunte trame sotterranee della Chiesa, avverta la necessità di ridimensionarne le reali influenze e responsabilità, prendendo la fuoriuscita dell'innamoramento per non andare oltre e più a fondo sulle ingerenze vaticane nei destini del mondo.
L'altro aspetto che emerge in questo volume è sicuramente quello relativo alle vicende del terrorismo e alle crisi, anche personali, quando esso, nel periodo più maturo (dopo la conclusione della vicenda Moro e il varo delle leggi sui condoni di pena ai collaboratori), è costretto a fare i conti col suo isolamento e, forse, con la presa di distanza da parte di settori dello Stato che pure lo hanno utilizzato. Dí ciò l’autore non fa cenno, concentrandosi sulle vicende personali dell’orologiaio, il più abile con i meccanismi meccanici (compresi quelli dell’innesco delle bombe!) e perciò chiamato a “disinnescare” le ricerche di un giovane magistrato relative alla scomparsa di quella ragazza di cui si era innamorato il Cardinale.
Qui, come del resto in tutto il volume, le vicende principali si intrecciano e si accompagnano con la sorte sia degli altri terroristi già colleghi dell’orologiaio sia delle “vittime“ (figli, amici e nipoti della scorta del giovane magistrato). Certamente de Giovanni apre con questi due volumi un percorso narrativo di grande impatto con le vicende del nostro Paese.
Ci sarebbe da aspettarsi uno sviluppo ulteriore di questa narrazione. Magari, lo dico col dovuto apprezzamento per il lavoro del grande scrittore partenopeo, con più coraggio nell’emersione delle responsabilità dei “poteri forti” in queste medesime vicende.

Renato Campinoti

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