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17 agosto 2026

Silvia Avallone: Cuore nero (Rizzoli)

Silvia Avallone: Cuore nero

Il primo, grande, merito di questo nuovo, impegnativo, volume della prolifica scrittrice biellese è quello di entrare direttamente nel dibattito aperto dalla diffusione di forme di forte disagio, fino ai numerosi casi di delitto con coltello, di giovani spesso appena adolescenti. 
Verrebbe da dire che avrebbero fatto bene a leggerlo, il libro della Avallone, quei ministri che in sede di governo si sono affrettati ad abbassare ancora l'età della punibilità analoga agli adulti di quei giovani che si rendano colpevoli di gravi reati. Che è proprio l'opposto di quello che accade alla protagonista di "Cuore nero", Emilia. 
La storia si sviluppa infatti dal momento in cui la giovane ormai trentaquattrenne, per aver scontato la massima pena di detenzione prevista per i minorenni, prova a ripartire, per l'ennesima occasione, da uno sperduto e spopolato borgo, Sassaia cui si accede solo da una mulattiera. 
Sia chiaro, la storia di Emilia non nega la necessità di forme di restringimento della libertà per quegli adolescenti che si macchiano di gravi delitti. Mostra tuttavia due cose determinati: da un lato come una carcerazione analoga a quella riservata agli adulti finisca per aggravare ancora di più la tendenza asociale dei giovani stessi. Al tempo stesso l'importanza determinante del supporto sia di persone amiche, sia di personale a ciò dedicato da parte dei tribunali per minori. 
È infatti non solo inutile, sembra dirci la Avallone, ma dannoso tenere reclusi degli adolescenti senza un robusto supporto psicologico e senza una continua interazione con i familiari. Non a caso, quando Emilia e l'amica decidono di tornare a visitare il personale del "loro" carcere" la scrittrice giustifica questa scelta in maniera efficace: "Perché è sempre l'adolescenza che decide chi sei. E questo era il luogo più importante della loro vita
Un altro degli aspetti determinanti in una possibile "redenzione" di Emilia è rappresentato dal ruolo svolto dal padre. Se infatti la morte della madre quando Emilia è ancora bambina, ha sicuramente contribuito a peggiorarne le attitudini sociali, è la figura del padre che emerge come un'altra di quelle determinanti per provare a "superare" la dannazione del suo passato. 
Molto bella, verso la fine del voluminoso racconto, la conversazione tra Emilia e Riccardo, il padre. Dopo averci fatto immaginare quello che quest'uomo ha dovuto passare a Ravenna, la città dove la figla ha commesso il reato e dove, dopo le fiaccolate al momento della vicenda, queste sono riprese sl momento della scarcerazione, è lui che quando Emilia gli dice "Non ti ho mai ringraziato".."Riccardo si mise a ridere: 'Non si ringraziano i genitori". 
Infine, ma non per importanza, ancora una volta la bravissima scrittrice pone il tema dell'amore. Fin da quando Emilia giunge a Sassaia, dalla casa accanto, Bruno assiste al suo arrivo come si assiste ad un"invasione. Anch'egli, infatti, che il male non l"ha fatto ma l'ha subito, sta cercando di ritrovare nella solitudine di quel minuscolo borgo abbandonato, un senso alla sua vita. 
Lascio al lettore scoprire gli esiti di una vicenda amorosa tutt'altro che facile messa alla prova da quello che lo stesso Bruno individua come il male che spesso impedisce di amarsi: "Il non saper perdonare". 
Si chiude questo racconto non semplice di questa ormai affermata scrittrice, con un sentimento di gratitudine per aver avuto il coraggio di portare in una ottima forma letteraria una tematica purtroppo di grande attualità e troppo spesso trattata in una meschina ottica di tornaconto politico ed elettorale. A dimostrazione, ancora una volta, del ruolo determinante della cultura per aiutare le persone ad orientarsi in un mondo sempre più dominato dagli strumenti molto simili a quelli immaginati da Orwell nel suo 1984, ossia Il "grande fratello".
Renato Campinoti 

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