Gabriele
Antonacci: L’alba di Fiorenza (Angelo Pontecorboli editore)
Alla ricerca
di San Giovanni Gualberto
Ho letto con curiosità e molto piacere questa nuova opera di
Gabriele Antonacci che, ancora una volta, ci porta molto indietro nel tempo,
all'alba, come recita il titolo, di Fiorenza. Prima di richiamare i tanti
meriti, come vedremo, di questo bravissimo scrittore, mi pare doveroso
sottolineare l'importanza assunta per noi fiorentini da un editore come Angelo
Pontecorboli che ha permesso a molti studiosi fiorentini di indagare e
restituire a tutti noi esperienze di intellettuali stranieri venuti a contatto
con Firenze, come pure storie e vicende, come in questo caso, che arricchiscono
e non di poco la conoscenza della storia della nostra città. Per tornare al
nostro scrittore e a questo suo interessante lavoro, il primo merito che voglio sottolineare è quello di aver messo in evidenza, ancor
prima del contenuto religioso di una figura come quella di San Giovanni
Gualberto, i valori da cui scaturisce la sua scelta e che sono, come è noto,
anzitutto quello del perdono, che Gualberto riuscirà a praticare proprio di
fronte all'assassino di suo fratello, e che si arricchirà in seguito della
lotta alla corruzione e contro i prepotenti, qui rappresentati dalla
mercificazione delle alte cariche nella Chiesa e da coloro che non intendono
cedere il potere conquistato più con la ricchezza piuttosto che col merito.
Questi valori che ci vengono da una attenta lettura della vicenda di Giovanni
Gualberto come quella che ci propone Gabriele, oltre ad essere di grandissima
attualità nel tempo che viviamo, si accompagnano ad un atteggiamento e ad
azioni pacifiche ma non prive di coraggio. Basti pensare al rischio di essere
massacrati di botte che Gualberto e il suo confratello Monaldo corrono quando,
su suggerimento del monaco eremita Teuzzo decidono di accusare di simonia il
vescovo di Firenze, dall'alto di un banco in pieno mercato cittadino. Questa
volta il popolo, non ancora cosciente di sé e della sua identità, considera
folle e da punire il gesto di Giovanni. E sarà ancora Teuzzo che, sentito il
loro racconto, li spinge ad abbandonare subito Firenze. “Tra poco gli uomini del vescovo vi verranno a cercare e non avrete
scampo….Camminate spediti senza dare nell’occhio e dirigetevi verso la
Romagna”. Sarà così che Gualberto, arrivato al bosco oggi chiamato di
Vallombrosa, maturerà l’idea di erigere l’Abbazia e di lavorare al progetto
della Congregazione Vallombrosana. Non meno coraggiosa è la sfida che Giovanni
e i suoi monaci lanceranno al vescovo simoniaco invitandolo a misurarsi con la
"prova del fuoco", cui egli rinuncerà, al contrario di padre Pietro,
che invece, opportunamente istruito dallo stesso Gualberto, la supererà,
meritandosi d'ora in poi, l'appellativo di Pietro Igneo. Questa volta, ecco il
risultato di tanto coraggio, il popolo starà con nettezza dalla parte dei
monaci, fino al punto di scrivere una lettera al Papa (opportunamente inserita
in appendice) perché, anche alla luce della prova del fuoco (che effettivamente
si tenne il 13 febbraio 1068 davanti all'aɓbazia di San Salvatore a Settimo), provveda
a rimuovere, come effettivamente avverrà, il vescovo contestato. Un secondo
grande merito del libro di Antonacci è legato alla seconda parte del volume, dove
vengono prese in considerazione alcune delle chiese e delle abbazie che
Gualberto e i suoi vallombrosani costruirono tutto intorno alla città di
Firenze. Si tratta di quelle più direttamente legate alla vita del fondatore
dell'ordine. Si parte, ovviamente, dall'Abbazia di Vallombrosa, dove ebbe
inizio la vita dell'ordine che tanta importanza assumerà nella storia religiosa
e culturale della realtà fiorentina. Per passare, dopo Montescalari, a
Passignano dove morì Giovanni Gualberto il 12 luglio 1073 e dove si trovano
tuttora le sue spoglie. Gabriele continua le visite portando per mano il
lettore nei tesori architettonici e artistici dell'abbazia di Coltibuono, di
Moscheta fino a quel vero e proprio "gioiello
della piana" a sud ovest di Firenze che è la Badia a Settimo che
"nacque e restò il centro di
opposizione alla simonia, e fu il luogo in cui si svolse la prova del
fuoco". Fatta infine la visita alla basilica di Santa Trinita che
"trabocca di storia e arte",
si apprezza fino in fondo il merito di questa parte del libro che mostra come
sia riduttivo immaginare l'inizio della storia artistica maggiore di Firenze
con l'affermarsi del pur grandioso Rinascimento fiorentino e non vedere
l'importanza culturale ed artistica di quegli scrigni d’arte, di cultura e di
pensiero critico rappresentato dalle abbazie e dalle chiese sorte
dall'esperienza di Gualberto e dei suoi monaci, per anticipare e favorire la
fioritura artistica dei secoli successivi. Di seguito a questo merito non si
può fare a meno di evidenziarne un altro, quello che spesso sfugge a quel
turismo mordi e fuggi che ormai assedia soprattutto il trittico Santa Croce,
Piazza Signoria, Duomo e che perde di vista così tanta parte dell'esperienza
culturale della nostra città. Antonacci, insomma, con pazienza e talvolta
pignoleria, ci elenca capolavori artistici, ciascuno con una storia tutt'altro
che banale (di quante piccole storie è fatta la grande storia artistica e
civile della nostra città!), ci racconta della fatica e delle disavventure di
quelle imponenti costruzioni dove si è svolta la vita, la preghiera, la
paziente opera di tanti monaci miniatori, come per invitarci, magari inforcando
la bicicletta come lui, a godere di tante realtà culturali che spesso sfuggono
all'attenzione degli stessi abitanti della città metropolitana fiorentina.
Infine resta da notare che, per non farsi mancare niente, grazie alla
collaborazione di Gianfranco Scialabba, della "Comunità toscana Il
Pellegrino", la parte finale del libro, prima di una ricca bibliografia,
presenta un "cammino di fede,
storico e culturale dedicato a San Giovanni Gualberto, fondatore della
Congregazione Vallombrosana, un
anello di 160 chilometri che ricalca la vita del Santo". Seguono ben
sette tappe che da Sambuca, passando per Mercatale, Badia a Settimo, Firenze-San
Salvi, Vallombrosa, Greve, termina di
nuovo a Sambuca e ci mostra quante opportunità di "cammino",
intrecciato con la fede per i credenti, con l'arte e paesaggi impareggiabili
per tutti, siano possibili dalle nostre parti anche senza prendere l'aereo o
sottoporsi a lunghi viaggi in macchina. Per finire, una considerazione
personale, da laico convinto, che mi viene spontanea dalla lettura delle
vicende di questo grande personaggio che è stato sicuramente Giovanni
Gualberto. Mi pare che molti degli Ordini o Congregazioni sono sorti e si sono
affermati in dialettica con la Chiesa quando in essa ha teso a prevalere il suo
carattere di potere tempolare su quello spirituale e religioso e si sono
affermate pratiche di concubinaggio o, peggio, di arricchimento con la vendita
delle cariche e delle indulgenze. Basti pensare, appunto, alla grande
iniziativa di Giovanni Gualberto ma, prima, di San Francesco o, dopo, di Santa
Teresa d'Avila. Oggi le cose sono profondamente cambiate, non fosse altro per
la fine del potere temporale e per la crescita del ruolo dell'opinione
pubblica. Viene tuttavia da pensare che siano stati questi personaggi e questi
Ordini ad aver tenuti vivi, talvolta anche in contrasto con le gerarchie
ecclesiastiche, i reali valori e i più profondi messaggi di solidarietà, di
fraternità fra tutti gli uomini, di pace e di comunità sui quali oggi si
possano incontrare cattolici sinceri e uomini di buona volontà di credenza
laica, di cui c'è tanto bisogno per contrastare messaggi egoistici e divisivi
purtroppo sempre più diffusi.
Renato Campinoti