Alessandro Robecchi: Omicidi Srl (Sellerio)
Detto subito che si tratta di un giallo-noir dove sono gli assassini-killer in prima persona a raccontarci chi e come è destinato ad essere ucciso, due sono in particolare gli elementi di fondo che Robecchi ci mette sotto gli occhi. Anzituttol'estremo cinismo e il predomio del valore della ricchezza in personaggi che non si peritano di ordinare l'assassinio del proprio padre o, addirittura, del giovane nipote, pur di controllare intere fortune economiche. Niente a che vedere, per intenderci, con il piccolo furto diffuso di disperati alla fame e magari di nazionalità straniera e verso i quali, quando si azzardano a rubare una borsetta ad una signora bene e da lei vengono brutalmente uccisi, la giustizia è così clemente da sostituire gli arresti(?) domiciliari al carcere vero e proprio. Robecchi ci mostra invece un mondo della Milano bene che, quando consegnano la mazzetta concordata per l'esecuzione dell'omicidio del parente, si giustificano precisando che non avevano altra scelta. "Dicono sempre così ". Mentre l'altra faccia che l'autore ci mostra è quella di una città, Milano, la quale è nettamente divisa tra coloro, come i nostri Killer e i loro mandanti, che riescono a fare i soldi con i soldi (per non parlare delle panzane legate alla invenzione di cosiddetti artisti contemporanei!) e, al tempo stesso, "la folla di quelli che soldi ne hanno pochi, e li cercano dove possono". Ancora una volta, insomma, l'autore ci mostra, da una parte e dall'altra, la sua Milano nera. Ma Robecchi non si ferma a queste pur centrali classificazioni. Nei suoi personaggi, il Biondo e Quello con la cravatta, a cui si aggiunge la Stagista, insieme alla "professionalità" di provetti Killer, si manifestano i risvolti negativi della società metropolitana di oggi: dalla latente crisi familiare perché basata sulle bugie, alla solitudine con denari che spinge a vedere amore dove c'è solo un rapporto di interesse. Di particolare curiosità la figura della stagista, dove albergano quelle virtù di competenza e ironia in quantità ben superiore all'altro sesso e dove non manca un sottofondo di malinconia e solitudine a causa della vita che si è ritagliata. Un libro, insomma, di notevole spessore anche quantitativo (quasi 400 pagine!), ma che si fa leggere con estrema attenzione, spingendoci a riflettere su dove stiano i nostri reali valori e interessi per il tempo che ci è dato di attraversare, come sicuramente ci suggerirebbe Robecchi, questa, ormai sempre più diffusa di contraddizioni, valle di lacrime.
Renato Campinoti
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