Si tratta di un libro che ha avuto molto successo, anche cinematografico (basti pensare al film del 1957 di Luchino Visconti con Marcello Mastroianni e Maria Shell!) Merita tuttavia di essere letto ancora per molti motivi. Anzitutto perché, a mio parere, è un testo che introduce, seppure in forma lirica, i temi della crisi dell'individuo e della sua introspezione che il grande scrittore russo riprenderà nei romanzi della sua maturità, da Delitto e Castigo, l'Idiota, I demoni, il Giocatore ecc. fino al culmine della cattiveria umana nei Fratelli Karamazov.
Ma dovrà passare l'esperienza del periodo "socialista", dell'arresto fino all'allineamento davanti al plotone d'esecuzione fermato solo all'ultimo minuto dalla grazia concessa dallo Zar. Dunque un romanzo anticipatore, dove tuttavia l'autore celebra anche due altre cose. Anzitutto l'amore suo per la città di San Pietroburgo: solo lì si possono vivere giornate che non finiscono mai, dove le notti sono bianche perché, come i due giovani del racconto, non vanno a dormire, ma anche perché in quella meravigliosa città rimane sempre un chiarore di fondo.
Chi non ha letto da qualche parte il famoso incipit: "Era una notte meravigliosa, una di quelle notti che forse possono esistere solo quando si è giovani... Il cielo era così stellato, era un cielo così limpido che, dopo averlo guardato, senza volerlo veniva da chiedersi se sotto un cielo del genere potessero vivere uomini stizziti e bizzosi".
Nel racconto, come è noto, le strade, i palazzi e quartieri di San Pietroburgo ricorrono continuamente, sottolineando l'attaccamento di Dostoevskij alla città.
L'altro aspetto di interesse di questo racconto giovanile è il carattere dei personaggi, il sognatore che, senza un nome, supera dapprima la sua solitudine affollata tuttavia di personaggi, nell'incontro con la misteriosa ragazza che prima lo illude e lo fa sognare, poi lo fa soffrire per la scelta dell'altro da parte della giovane, poi lo illude e infine lo rigetta nelle ambasce da cui era posseduto prima dell'incontro.
Il tema della fantasia, delle illusioni, dei mondi immaginati predomina sulla realtà dei fatti per un lungo tratto del romanzo, per ritornare infine, come avverrà anche nei romanzi più impegnativi, con i piedi per terra e nella dura realtà. Ancora una volta mi avvalgo dell'AI per una più puntuale descrizione del racconto e dei temi richiamati.
Renato Campinoti
Di cosa parla
Un narratore senza nome, “il sognatore”, gira da solo per San Pietroburgo di notte durante le “notti bianche” - quelle d’estate in cui non fa mai buio vero. La quarta notte incontra Nasten’ka, una ragazza che piange su un ponte. Lei aspetta l’amato che è partito un anno prima. Lui si offre di ascoltarla. Nasce un’amicizia di 4 notti: lui si innamora, lei vede in lui solo un amico/confidente. L’ultima notte arriva la risposta della lettera… e lui capisce come va a finire.
Perché è bello
È tutto in 4 notti. Zero trame complicate. Solo dialoghi, silenzi, speranze. Dostoevskij ti fa sentire l’ansia dell’attesa come se fossi lì sul ponte con loro.
Il “sognatore” sei tu. Il protagonista vive di più nei suoi sogni che nella realtà. Ti specchi subito se ti è capitato di idealizzare una persona.
Finale amaro ma dolcissimo. Niente colpi di scena. È la delusione più umana del mondo: amare qualcuno che ne ama un altro. L’ultima frase ti spacca il cuore, ma con tenerezza.
Temi in 2 righe
Solitudine vs connessione: 2 persone sole che per 3 notti si salvano a vicenda.
Realtà vs sogno: lui ha paura che l’amore reale rovini il sogno perfetto che si è costruito.
Pietà: Dostoevskij qui non è ancora cupo come in Delitto e castigo. È malinconico, gentile.
AI
Renato Campinoti
Di cosa parla
Un narratore senza nome, “il sognatore”, gira da solo per San Pietroburgo di notte durante le “notti bianche” - quelle d’estate in cui non fa mai buio vero. La quarta notte incontra Nasten’ka, una ragazza che piange su un ponte. Lei aspetta l’amato che è partito un anno prima. Lui si offre di ascoltarla. Nasce un’amicizia di 4 notti: lui si innamora, lei vede in lui solo un amico/confidente. L’ultima notte arriva la risposta della lettera… e lui capisce come va a finire.
Perché è bello
È tutto in 4 notti. Zero trame complicate. Solo dialoghi, silenzi, speranze. Dostoevskij ti fa sentire l’ansia dell’attesa come se fossi lì sul ponte con loro.
Il “sognatore” sei tu. Il protagonista vive di più nei suoi sogni che nella realtà. Ti specchi subito se ti è capitato di idealizzare una persona.
Finale amaro ma dolcissimo. Niente colpi di scena. È la delusione più umana del mondo: amare qualcuno che ne ama un altro. L’ultima frase ti spacca il cuore, ma con tenerezza.
Temi in 2 righe
Solitudine vs connessione: 2 persone sole che per 3 notti si salvano a vicenda.
Realtà vs sogno: lui ha paura che l’amore reale rovini il sogno perfetto che si è costruito.
Pietà: Dostoevskij qui non è ancora cupo come in Delitto e castigo. È malinconico, gentile.
AI
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