Emiliano Dominici: Gli anni incerti, Canzone di fine millennio (effequ)
Quando la voglia di cambiamento resiste alle follie del mondo e alla crisi delle famiglie
Nati tutti e tre lo stesso giorno e anno, il 22 giugno del 1969, i protagonisti principali di questo bello e robusto romanzo, Jerry, Giulia e Guido, ma in tre luoghi diversi (Jerry concepito durante il megaconcerto di Woodstock a Bethel, New York, Guido a Livorno come pure Giulia ma nata ad Assisi), finiranno per costruire un rapporto fortissimo tra tutti e tre che resisterà alle tante e complesse vicende del loro periodo di crescita. In questo senso si può parlare di un particolare romanzo di formazione di questi tre giovani, con l'attenzione puntata al contesto, tutt'altro che scontato e alla realtà livornese in particolare. Devo dire subito che ciò che mi ha più colpito e affascinato di questo romanzo è la capacità dell'autore di intrecciare le fasi di crescita e di maturazione dei protagonisti (che poi non sono solo i tre amici) sia con gli accadimenti esterni (dallo sbarco sulla luna, alle stragi fasciste a cominciare da piazza Fontana, al terrorismo, agli scioperi nelle grandi fabbriche, fino ai mondiali di calcio, quando l'Italia li giocava!) che con le vicende familiari complicate (non mancano neppure alcune forme di violenza familiare: "Vittorio non la fa finire. Le da uno schiaffio violento che la scaraventa sul divano"), dove i diversi attori, donne e maschi che siano, cercano ciascuno di affrontare a modo suo i cambiamenti nella mentalità e nella concreta vicenda delle famiglie, a contatto con la maturazione della coscienza femminile, che porta anche all'abbandono di qualche marito legato ai vecchi schemi e ad una ricerca di indipendenza da parte dei figli. In questo contesto appare rilevante e affascinante il protagonismo che l'autore porta in evidenza della città di Livorno, una delle città toscane che, da fiorentino, mi ha sempre affascinato per questa sua storia e cultura di apertura al mondo esterno e alle novità che arrivano dal mare e non solo. Da qui anche lo spirito ribelle e poco disposto alle regole più convenzionali con cui anche i nostri protagonisti affrontano i casi della loro vita. Lo ritroviamo, questo spirito ribelle, alla Cigna, a Corea, nelle scuole dove incontriamo i ragazzi e le ragazze di quei quartieri popolari. Ma di Livorno c'è tanto, ci sono i Bagni Bajani, ci sono gli americani che a Camp Derby nascondono di sicuro, secondo i livornesi, chissà quali armi pronte a intervenire contro di loro. Ma c'è anche la Madonna di Montenero. Molto bella, la pagina in cui " Giulia è rimasta ipnotizzata da tutti quei disegni infantili, dagli indumenti macchiati di sangue, dai pezzi di lamiera delle macchine, dai messaggi di ringraziamento che le persone hanno appeso alle pareti". Ed è proprio in quel luogo che si tocca con mano quella visione della fede di stampo tipicamente popolare dove Dio è una sorta di "tappabuchi" (la definizione è del teologo tedesco Bonhoeffer) in grado di intervenire in sostituzione della responsabilità dell'uomo. Mi piace sottolineare infine, i vari registri con cui l'autore ci fa vivere le diverse fasi di questo non poco impegnativo romanzo. Si passa, per limitarmi a pochi esempi, da stati d'animo di grande tristezza e commozione, come quando Giulia e il padre rievocano, con lo sguardo, la scomparsa della moglie e madre: "Nello scambio di sguardi passa un lampo di comprensione assoluta, come due persone che siano sopravvissute ad una stessa disgrazia, gli unici superstiti di un naufragio" , a momenti di grande felicità e pienezza. "Giulia col suo modo delicato di strofinarsi gli occhi, Jerry dando uno scatto secco con la testa per togliersi i capelli dalla fronte. A Guido per un momento sembra di vivere in un mondo perfetto". Il tempo passa, i giovani protagonisti attraversano momenti felici come di grande disperazione. Lascio al lettore lo scorrere inesorabile delle pagine che, anche col ritmo incalzante che l'autore sa dare alla scrittura, ci rendono difficile il necessario distacco per il riposo notturno. Un'ultima annotazione mi pare indispensabile. Passano alcuni anni, ma si va poco oltre gli anni novanta. I tre amici hanno assecondato in vario modo i loro talenti. Giulia nell'insegnamento, Jerry nella chimica, Guido nella pittura. Ma non viene meno in nessuno dei tre lo spirito ribelle e non si accontentano dell'accettazione passiva delle cose. "Se prima avevano il desiderio di cambiare il mondo, ora sentono di averne il dovere". Siamo alla fine, è il luglio del 2001, a Genova c'è il G8. I tre amici sono diretti da quelle parti, verso Nervi, alla scuola Diaz dove c'è la sede del Genoa Social Forum. E non si sa se questa è la fine del romanzo o l'inizio del racconto di nuove vicende. Anche per questo dispiace chiudere questo interessante libro di Dominici.
Renato Campinoti
04 aprile 2026
Emiliano Dominici: Gli anni incerti, Canzone di fine millennio
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