Silvestro Scifo: il Dio
tradito. L’infedeltà dei fedeli nelle tre religioni abramitiche.
Quando, ricevuto l’invito dall’amico Sergio (come da sempre
chiamiamo Silvestro) mi sono recato alle Piagge, nel “regno” di don Santoro, la
prima cosa che mi ha colpito, da frequentatore di presentazioni di libri di
autori alla prima uscita, è stata la grande partecipazione di gente. Messa pure
nel conto la larga cerchia di seguaci del parroco da quelle parti, come pure la
curiosa e attrattiva presenza di Stefano Massimi, rimane enorme e inusuale una
così larga partecipazione. C’è qui, indubbiamente, il primo riscontro della
qualità e dell’attualità dei temi che Sergio ha toccato con questo suo
impegnativo lavoro. Verrebbe da dire che di un lavoro così, in un momento
come questo, dove guerre gravissime, ai limiti del genocidio, stanno di nuovo
insanguinando l’Europa e i suoi vicini, ce ne era molto bisogno. Soprattutto se
si pensa che tali guerre vengono troppo spesso giustificate (o incoraggiate) da
rappresentanti ora dell’una ora dell’altra delle religioni abramitiche che
trovano nella Bibbia e nei suoi libri le presunte motivazioni. «Che fare» Si sarà chiesto Sergio, «per offrire un personale contributo a
questa drammatica situazione?». Scifo è persona troppo consapevole
degli affari del mondo per non sapere che dietro i drammi del nostro tempo si
annidano ambizioni personali o di gruppo insieme a pesanti interessi materiali.
Il tutto in un contesto di profondi cambiamenti e di nuovi equilibri che, però,
pretendono di trovare nelle motivazioni religiose un loro presunto nucleo
motivazionale. Ecco allora la risposta all’interrogativo che l’autore si è
posto, tornando a prendere in mano gli strumenti su cui si fondò, dopo il
Concilio Vaticano secondo, l’impegno di quei gruppi religiosi (le comunità di
base) che non si accontentavano di una generica fede, ma ne volevano riscoprire
il carattere innovatore sul piano sociale e politico. Ecco allora la rilettura
dei testi biblici che Sergio ci ha offerto per disvelare l’inganno di coloro
che, in nome di un presunto primato religioso, stanno conducendo le peggiori
guerre e facendo correre i pericoli maggiori, nel tempo dell’atomica, alla
stessa sopravvivenza dell’umanità. La rilettura dei testi biblici che troviamo
in questo prezioso volume è, anche agli occhi di un non credente ma curioso da
sempre della cultura religiosa, di particolare acutezza e profondità. Scifo
premette una sua introduzione che è anche una sintesi di ciò che troverà nella
lettura dei testi biblici da lui presi in considerazione. Partito da Giobbe per
dirci del “fortissimo desiderio di vita”
presente anche nelle sofferenze della vita, Sergio passa all’Ecclesiaste per
parlarci del ruolo di Dio “nell’abbattimento
della presunzione umana di essere onnipotente, dell’aspirazione narcisistica a
farsi come lui”. L’altro libro cui fa riferimento Sergio è quello del
Cantico dei Cantici” da cui si evince che nella vita dell’uomo ci sono “momenti di gioia…c’è l’amore erotico…che
spinge a vivere più intensamente e ad avvertire quanto sia vita la realtà
intorno a noi”. Fatte queste premesse l’insegnamento che ci indica Scifo è
quello di un Dio che, fatta la creazione dell’universo, “essa prosegue la sua vita secondo l’ordine delle sue leggi e, per
quanto riguarda l’uomo, secondo la sua responsabilità “. Di qui in avanti,
sta qui il primo insegnamento che ci lascia l’autore, interviene la
responsabilità dell’uomo e non si può fare di Dio da “tappabuchi” (termine
usato da un grande e generoso teologo tedesco Dietrich Bonhoeffer) per
giustificare la nostra mancanza di senso nella vita o per far dare a Dio le
risposte che ancora la scienza non è arrivata a dare ai fenomeni della natura.
Dunque, completata la creazione, interviene per intero la responsabilità
dell’uomo, senza che si possano addebitare a Dio i gravi delitti dell’umanità,
compresi i campi di sterminio nazisti. Poi Sergio passa ad un’analisi più
dettagliata dei racconti biblici, dalla Creazione alla cacciata dal paradiso terrestre,
alla uccisione di Abele da parte di Caino fino al diluvio universale e alla
Torre di Babele. Già qui Sergio anticipa il senso di tutta la sua lettura: “La rivalità tra le tre religioni sorelle
sembra aver tradito l’amore ma anche oscurato che il Dio biblico é il Dio
dell’amore, che non toglie ad alcuno e non dimentica nessuno”. Seguiranno
ulteriori approfondimenti su La Creazione (“dalla
creazione gli uomini potranno contare soltanto su se stessi”) al Diluvio,
ultimo atto di Dio in punizione del male degli uomini, dopo il quale “si pone fuori dal mondo, lasciandolo
completamente alla responsabilità degli uomini”. La ricerca di Sergio
continua in forme dettagliate e approfondite. Lasciando al lettore il piacere
della lettura dirò solo che già nel capitolo sui rapporti tra Giacobbe, Esau’ e
Dio, emerge che “Giacobbe viene scelto,
ma Esau’ non è rifiutato…ciascuno è prezioso agli occhi di Dio”. In
conclusione, ci ricorda Sergio “nessuno
può attribuirsi l’unicità dell’amore di Dio, l’esclusiva del rapporto con lui a
danno degli altri”. Per concludere con le parole dell’autore: “I fedeli delle tre religioni abramitiche
potrebbero ripercorrere la storia dei rapporti reciproci e nei confronti con le
altre fedi alla luce di questa particolarità dell’amore del Dio
biblico…potrebbero apprezzare meglio la straordinaria maturità dell’amore di
Dio e, a loro volta, approfondire il loro amore verso Dio”. Non resta che
ringraziare Sergio Scifo di questo importante contributo in un momento quanto
mai necessario e esortare tutti, credenti e non credenti, alla lettura del
testo e a valorizzarne le conclusioni.
Renato Campinoti
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