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15 gennaio 2026

Maurizio de Giovanni: L'orologiaio di Brest (Feltrinelli)

Poteri forti, terrorismo e vite in sospeso

Inizialmente tutto sembra ruotare intorno a due personaggi: Vera Coen, giornalista precaria, con poche esperienze con gli uomini, che finisce per fidarsi di due amici, un collega giornalista molto sollecito verso di lei, Marcello, e un anziano poliziotto in pensione accumunato a Vera dall'ossessione per l'assassinio del padre di Vera, poliziotto ucciso con una bomba sotto l'auto mentre accompagnava un giovane magistrato in una domenica di tanti anni prima, al tempo delle brigate rosse. 
L'altro protagonista è Andrea Malchiodi, professore universitario sotto ricatto da una giovane studentessa, con una famiglia distrutta, una vita a rotoli. L'unica cosa che hanno in comune è l'idea che il padre di lui possa essere stato l'assassino del padre di lei. 
Scritto in una forma di continui rimandi tra il passato e il presente, finisce per portare il lettore a contatto con uno dei peggiori momenti della storia italiana del dopoguerra, con le collusioni tra terrorismo e poteri forti, mai completamenti disvelati neppure nel romanzo. 
In questa cornice De Giovanni si muove da par suo per costruire continui colpi di scena che porteranno ad un finale molto aperto, quasi che lo scrittore napoletano intenda dare appuntamento al lettore per un seguito in forma di nuovo romanzo.
La prima cosa che mi è piaciuto del libro è il coraggio, ancora una volta dimostrato da De Giovanni, di interrompere le svariate serie su cui ha costruito la sua fortuna di romanziere e sceneggiatore per aprire un capitolo del tutto nuovo a suo rischio e pericolo. A questo va aggiunta una capacità di costruire una storia verosimile sul tema affrontato, senza scadere nella saggistica, dimostrando come si possano affrontare temi della cronaca di anni ben conosciuti da molti dei suoi lettori dando ad essi una forma di romanzo di qualità. 
A tutto ciò va aggiunto, in continuità con i suoi migliori romanzi, l'intreccio tra trama da giallo o noir e i riflessi nella psicologia dei personaggi. Senza forzare nè l'uno (il carattere di giallo) nè l'altro (il carattere psicologico dei personaggi), l'autore finisce per dare continuità ad un genere che viene da lontano (almeno da Simenon) che, oltre ad innalzare a livello di dignità letteraria il "poliziesco", lo sviluppa come potente strumento di indagine del lato oscuro della società contemporanea e delle persone che in essa sono tenute a vivere. 
"Contini scruta i volti di chi lo circonda e riflette sui tanti mondi che girano nell'universo che conosce lui, senza sognarsi nemmeno di sfiorarli (come magistrato) se non quando succede qualcosa di irreparabile. Operai, impiegati, lavoratori costretti a fare i conti con precarietà e stipendi da fame, l'ansia nell'attesa del 27 del mese, le bollette da pagare. Tutti a correre in equilibrio su un filo e senza rete, pregando che non saltino fuori una malattia o un guasto in casa..."

Renato Campinoti


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