Sebastian Fitzek: Portami a casa
Violenza domestica: un reato di massa. Senza uscita?
Un libro che, come ci avverte l'autore: "tratta di violenza domestica, un reato di massa di cui, nella nostra società, si parla ancora troppo poco." E di violenza, ai limiti del sopportabile, tratta abbondantemente l'autore, quasi a voler togliere dall'incredulità il lettore distratto. Fa bene perchè solo con una scossa "di massa", un tema come questo acquisirà il diritto si essere posto con forza all'attenzione dell'opinione pubblica e, soprattutto, ad adottare, da parte del legislatore, le misure più adeguate. Su questo ultimo punto verrebbe da discutore col il bravo scrittore tedesco se, nella sua pregevole opera, non si lascia alle vittime altra possibilità che quella estrema, quella, per intendersi, cui spinge le donne il cosiddetto "Killer del calendario", che il lettore scoprirà da subito se incomincierà a leggere questo crudo e verosimile racconto. Ma andiamo per ordine: la trama. Il racconto parte, e si sviluppa a lungo, con la conversazione tra Jules Tannberg, centralinista di un punto di ascolto para pubblico, dedicato al sostegno alle donne in condizioni di difficoltà, anche solo percepita in occasone di uscite notturne in luoghi poco raccomandabili, o effettivamente a contatto o in collegamento con un uomo con cattive intenzioni. Quest'ultimo è il caso di Klara, sposata con un uomo, Martin, che la riempie di violenze perchè, come le confessa "Soltanto oggi ho compreso appieno la lezione (di mio padre n.d.a.): le donne devono essere represse...controlla ogni passo di tua moglie, o perderai traccia dei tuoi". E qui emerge una particolarità sulla questione della violenza domestica. Tutti i personaggi che si macchiano di tale violenza o che la subiscono passivamente, sono cresciuti in famiglie dove la violenza domestica era "di casa". Mentre la madre di Jules trova la forza di abbandonare marito e figli al loro brutto destino, la madre di Klara, non solo continua lei a subire la violenza del marito senza atti di reazione, ma addirittura, quando Klara le confessa con quante drammatiche angherie il marito la tratta, non trova niente di meglio che dirle: "Non bisogna far arrabbiare gli uomini, tesoro. Devi sforzarti di più. Martin lavora sodo per voi due". E l'altro aspetto che emerge da questo racconto drammatico ma di grande valore, è ciò che Klara, pur costretta a subire violenza, talvolta anche gratuita, ricorda qual'è il carattere della violenza familiare. "Klara aveva letto molto in merito agli abusi domestici. Era anche stata in un consulturio...Aveva anche imparato come la violenza domestica non fosse una questione di classe: colpiva indifferentemente tutti i ceti sociali. E si manifestava in modo progressivo. All'inizio, pressochè inviasibile, era lì ad avvelenare un amoro profondo e accecante. Prima c'erano i complimenti 'radioattivi' ('sei troppo bella, non posso lasciarti andare'), poi l'ossessione del controllo e la richiesta di una 'prova d'amore'...infine dai colpi verbali si passava a quelli fisici". Eppure, nonostante questa consapevolezza e quel barlume di autostima che la protagonista mantiene comunque, sarà costretta a subire forme estreme di violenza sia dal marito che dal cosidetto "assassino del calendario", notevole invenzione dell'autore. Il racconto si sviluppa così per diverse centinaia di pagine, senza permettere al lettore di distrarsi, tanta è la carica emotiva e la ricchezza di colpi di scena con cui il bravissimo scrittore tedesco ci accompagna ad un epilogo che lascio ai lettori scoprire. Con una scrittura sicuramente di tipo 'dark', ma che la bravura dell'autore compensa con una prosa assolutamente scorrevole e una grande proprietà di linguaggio. Se ne esce con l'amarezza per la troppa violenza familiare, "di massa", come, appunto, ci ammonisce l'autore, e con la certezza che non può essere solo quella della soluzione estrema ("devi uccidere tuo marito", ordina l'"assassino del calendario" alle sue possibili vittime) la risposta a una tale, diffusa, piaga delle società contemporanee. Nè ci si può cullare nell'illusione che questa violenza riguardi solo le popolazioni che vivono sotto regimi e culture teocratiche di tipo estremistico. Nel bello e utile libro di Fitzek, i personaggi, anche quelli più in là con gli anni, sono tutti nati, vissuti e qualcuno anche arricchito e amico dei potenti, in quelle cittadine della Germania. Non resta che invitare gli amanti di un genere come questo, che l'editore classifica, fin nella copertina, nel "darkside", a trovare il tempo di leggerlo: non ne rimarrano delusi e, come il sottoscritto, più che mai convinto che la priorità del nostro mondo era e rimane quella di una profonda "rivoluzione culturale".
Renato Campinoti
Nessun commento:
Posta un commento