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27 dicembre 2025

Caterina Perrone:Nessuno è solo sé stesso

Un intrigo speciale, una donna che esce dal ruolo.

Con l'abilità di pensare a trame speciali e con la donna al centro, anche stavolta Caterina riesce a meravigliare il lettore. Ci presenta un romanzo, infatti, che ha molte sfaccettature e si può gustare per più ragioni. Anzitutto per la trama che costruisce e che si snocciola lentamente ma con efficacia per tutto il romanzo. 
Due gemelle che più uguali di presenza e più diverse di gusti e di pensiero non si potrebbero immaginare. Ed è su questa uguaglianza di presenza, ma anche di differenti gusti e pensiero che la brava scrittrice costruisce una sorta di commedia delle beffe quando, complice un padre troppo dedito alla scienza e poco ai reali sentimenti delle figlie, ci mette del suo per dare in sposa a Vieri, personaggio di spicco nella Firenze del "regno" di Lorenzo dé Medici (tra il 1472 e il 1473!) e di lui collaboratore sui rapporti più delicati, la figlia più "leggera", quella apparentemente più interessata ai rapporti con l'altro sesso. 
Sarà invece l'altra figlia, quella curiosa dei fatti della scienza e della cultura più in generale, colei che farà girare la testa al bello e impegnato aiutante di Lorenzo. I fatti, da qui in poi, prendono un ritmo incalzante, altri uomini, uno in particolare, entreranno nella storia finché saranno il pensiero, le riflessioni e le scelte delle due gemelle che, senza rallentare il ritmo del racconto, che è un pregio non secondario della scrittrice, introdurranno una sorta di variante psicologica nel racconto. 
In questo modo il romanzo intriga ancora di più il lettore, portandolo a diventare lui stesso partecipe delle possibili scelte e decisioni delle due gemelle, di Vanna, quella della scienza, in particolare. Mentre l'altra, Beatrice, scopre a modo suo il sentimento amoroso. 
E qui emerge, accanto ad una trama davvero avvincente, il pensiero forte e anticonformista della gemella "più saggia". Ed è proprio questo, il tragitto di Vanna da amante della scienza e avversa ad ogni rapporto con gli uomini ("Vorresti confondermi Vieri di Bartolo Cini...Che vuoi da me? Non te l'hanno detto che io avverso tutti gli uomini?"), alla consapevolezza che esistono altri modi di vedere il mondo, anche per una donna: "Stasera ho parlato con Jeane, una donna che gira il mondo... che vive, canta la libertà"
Saranno lunghe e complesse le trame perchè Vanna possa arrivare dove, ad un certo punto, desidera anche lei arrivare. Ma attenzione, la nostra scrittrice non ci vuole propinare una favola a lieto fine. Vuole, soprattutto, mostrare anche qui, nel cuore del potere maschilista, una donna che pensa e che non assolve neppure l'uomo a cui sembra anelare: "Vi sbagliate, anche voi siete complice in questa storia...Voi della razza degli uomini, che volete le mogli vergini e chiuse in casa ai vostri ordini." 
E anche quando la storia sembra volgere verso un certo epilogo, Vanna ci mette in guardia: "Non sarò per te la moglie, sarò la donna. Libera. Sarò l'amante.. Sarò mille amanti, mille profumi. Per te che sei l'uomo, l'unico possibile. Per ora"
Ma se questo è il cuore del romanzo che Caterina Perrone ha scritto per noi e per tutti, uno scrollone alle certezze di chi coltiva ancora una cultura patriarcale, non si può omettere un terzo merito di questo ricco e ben congegnato romanzo: la capacità di dominare la storia del periodo in cui si svolgono i fatti. Non quella agiografica del periodo mediceo, ma quella vera, delle difficoltà e contraddizioni in cui lo stesso Lorenzo deve dibattersi per corrispondere al suo credo più profondo: "La famiglia, si, ma Firenze è in cima a tutto. Quella è la mia famiglia vera, che mi hanno affidato mio nonno e mio padre" 
Passeranno pochi anni, quattro, e la congiura dei Pazzi priverà Lorenzo dell'amato fratello Giuliano e metterà duramente alla prova la capacità di governare una città, la più popolosa e ricca del suo tempo. Anche delle trame che si sviluppano all'interno e intorno a questa importante realtà, il libro di Caterina sa farci intravedere alcuni interessanti sprazzi, giustificando anche così il "Premio Nazionale Dario Galli 2025" che le è stato meritatamente attribuito.

Renato Campinoti

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