Non c'è dubbio che questo libro di Simenon va oltre le tematiche sociali e la descrizione dei vizi della piccola borghesia francese su cui il grande scrittore si è esercitato in molti dei numerosi testi che ci ha lasciato. In quelli nei quali Simenon lascia da parte l'spettore Maigret che gli ha data la fama e le risorse economiche e si esercita, appunto, nell'indagine sociale e letteraria di cui è maestro.
È nota ai più la storia di Keep Popinga, "primo impiegato e procuratore" di una ditta di forniture navali situata a Groninga dove l'uomo vive e dove anno dopo anno, il matrimonio finisce per procurargli solo noia, così come le figlie di cui non pare nemmeno interessarsi più di tanto. La molla del romanzo scatta quando il proprietario della ditta, da lui ritenuto uomo rigoroso e tutto d'un pezzo, gli confessa che la ditta è in bancarotta e che lui sta organizzando la sua fuga, fingendo di essere annegato.
Da qui prende avvio la fuga di Popinga dalla famiglia, dalla noia del circolo locale degli scacchi e dalla competizione con gli altri impiegati. Andrà ad Amsterdam a trovare Paméla, la maitresse mantenuta da de Coster, il proprietario della ditta ora in fuga. Quando la donna scoppierà a ridere alla sua offerta di sostituire il vecchio amante, a Keep non rimane altro che colpirla a morte.
Da qui in poi comincia il girovagare dell'uomo in ambienti fatti di prostitute e piccoli delinquenti, ben lontani dal melieu piccolo borghese della vita fino ad allora vissuta.
Un ulteriore salto nella descrizione dell'inadeguatezza dell'uomo di fronte agli avvenimenti cui va incontro, emerge quando, leggendo il suo nome sui giornali in qualità di assassino, si monta la testa per questo suo trovarsi alla ribalta e, addirittura, sente il bisogno di chiarire con la stampa le sue "reali" motivazioni. Altrettanto farà, quando si rifugia a Parigi lasciando i Paesi Bassi, con l'ispettore Lucas, illudendosi di sfuggire alla giustizia e sentendosi sempre più invincibile, come la vita fosse una partita a scacchi, di cui è un discreto giocatore.
La fine sarà inesorabile e il libro lascerà una non banale riflessione a chi, abituato ad una visione più "indulgente" di Simenon verso i difetti della piccola borghesia, questa volta pare andarci più duro. Come ad ammonire i lettori circa la possibilità dei piccoli "provinciali", che sono poi la maggioranza dell'umanità, di poter rompere gli schemi se privi di una adeguata conoscenza(o capacità di interpretazione) degli ambienti più ampi, più nuovi, più pericolosi, in cui si troveranno a vivere. Che sono poi una parte delle situazioni in cui incappa il suo Maigret nel corso delle sue indagini.
Renato Campinoti
Renato Campinoti

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