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18 marzo 2025

Amélie Nothomb: Stupori e tremori

Il potere senza valori distrugge le competenze e le persone

In questo singolare romanzo/saggio la Nothomb ci racconta a modo suo il ritorno alle origini (Amèlie vive in Francia ed è nata a Kobe, in Giappone nel1967), facendoci immaginare un suo ingresso in "una delle aziende più grandi dell'universo" la Yumimoto. Si troverà così a fare i conti con una stretta e a suo modo perfetta scala di comando dove, a ogni livello, corrispondono un ruolo e un potere specifico. Entrata con tutte le migliori intenzioni dovrà ben presto rendersi conto della ferrea logica tutta aziendale e tutta incentrata sull'unico valore cui sono attaccate le persone, a qualunque livello della scala gerarchica: il proprio potere sui sottoposti. 
"E compresi una cosa importante: in Giappone l'esistenza è l'azienda". Una frase terribile che descrive tuttavia con efficacia la natura di una Nazione che fa dell'emulazione e della gara con l'occidente e dell'accelerazione del proprio sviluppo proprio negli anni ottanta e novanta del secolo scorso, la missione principale del Paese e dei suoi cittadini. 
Sarà con tale logica che il Giappone arriva a diventare, in quel periodo (la Nothomb pubblica il libro nel 2001) la seconda potenza economica del mondo. A quale prezzo la prolifica e brava scrittrice ce lo fa ben immaginare con questo romanzo che è, appunto, anche una sorta di saggio sulla decadenza dei valori sociali della nazione che le ha dato i natali. Perfino l'unico personaggio che Amélie ha creduto di individuare come diverso dagli altri, la ragazza cui viene affidata per svolgere il proprio compito nell'azienda, quella Fubuki in cui ripone la speranza di un'amicizia, si rivelerà del tutto integrata con la logica del potere aziendale. 
Dopo aver subito dal suo superiore il più feroce e pubblico rimprovero, sarà lei, che, pur bellissima nel fisico e nell'iniziale atteggiamento verso l'autrice, la costringerà al più umiliante dei lavori, il mantenimento della pulizia e dell'efficienza dei bagni. A questo punto del degrado umano cui viene costretta. l'autrice si allontana definitivamente dal suo Paese d'origine con alcune tra le riflessioni più amare e, forse, più vere che potesse farci. "In eterno gli umili hanno dato la vita a realtà che li trascendevano; almeno, prima, potevano supporre di farlo per qualche ragione mistica. Adesso non possono neanche più illudersi. Danno la vita per niente... Il Giappone è il paese in cui il numero dei suicidi è più elevato, come tutti sanno. Per come vedo io le cose, mi stupisce che il suicidio non sia più frequente". 
E a conclusione di una tale riflessione, l'ultima sentenza: "La cosa peggiore è che, nel resto del mondo, si pensa che questa gente sia privilegiata". Un libro e un saggio con un finale che ci fanno intentendere bene di quali valori sia in cerca questa bravissima scrittrice di culto.

Renato Campinoti




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