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05 febbraio 2024

Paolo Nori: Che dispiacere

"Le persone che frequentiamo sono come i pianeti: determinano le nostre orbite".

Si comincia subito con quelle frasi piuttosto lunghe che a nessuno sarebbero concesse da un editore pignolo, che invece rappresentano spesso la caratteristica principale dello stile di Nori. Uno stile capace di passare da una frase secca, quasi incomprensibile o ripetitiva, a un lungo flusso di descrizioni e di pensieri che tengono gioco forza attaccato il lettore alla descrizione che lo scrittore ci sta facendo. 
Si comincia dalle prime pagine, per dirci subito che al centro ci sarà un omicidio. "La cosa che faceva proprio impressione, insieme alla vista di quel corpo, era l'odore: un odore di merda di cavallo che lì c'era sempre, veniva dal maneggio, e quell'odore di sangue lasciava pochi dubbi: Anna e Marcello, che avevano ancora tutti i nonni materni e paterni, per la prima volta nella loro vita, quella sera del 20 febbraio del 2019, si erano trovati davanti a un cadavere.
Nori va avanti così per bei tratti del racconto, dimostrando così che, piaccia o meno, ha un suo stile di scrittura che non è disposto a cambiare con nessun altro. Ma se questo è lo stile di scrittura del personaggio, riscontrabile anche nei romanzi da lui dedicati ai grandi scrittori dell'ottocento russo, viene comunque da chiedersi di quale genere sia uno scritto come questo. Non so cosa penserebbe questo autore, peraltro impareggiabile nei suoi romanzi sui grandi scrittori russi dell'800, se mi azzardo a dire che è un genere giallo. 
So che molti scrittori di quelli che parlano di uno o più delitti e della conseguente ricerca del colpevole, sono pronti ad alberarsi se fatti oggetto di una simile definizione (un giallo!). La verità è che la maggioranza degli scrittori di oggi (compresi quelli che vanno per la maggiore come De Giovanni o Manzini) utilizzano lo schema del giallo (o noir, a seconda del numero dei morti!) per imbastire il loro pur pregevole lavoro, ma poi dedicano la maggior parte del loro scritto alle vicende dei personaggi che hanno inventato o che arrivano alla ribalta volta a volta, mettendo in secondo piano la storia del crimine fine a se stesso. 
Lo stesso lettore finisce per appassionarsi di più alle vicende del poliziotto, descritto poniamo nelle sue storie familiari o di coppia, che non allo sviluppo reale delle indagini per la ricerca del colpevole dell'assassinio formale. 
Comincia così la storia di un certo Bernardo Barigazzi, scrittore affermato e giornalista sportivo di nascosto sotto pseudonimo, che pubblicava un numero del giornalino sportivo "Che dispiacere" solo quando perdeva la Juventus. Da molti indizi sembra di capire che ci sono molti elementi che fanno di Barigazzi l'alter ego dello stesso scrittore, a cominciare dal nomignolo affibbiato alla propria conserte, quel Togliatti che lui userà anche in altri libri, per dire di una donna che si riteneva il migliore, appellativo a suo tempo riservato dai compagni al mitico segretario del PCI. Con la differenza, in questo libro, che la moglie di Barigazzi è morta da pochi mesi e lui comincerà a frequentare una ragazza, una certa Marzia, laureata in filosofia, come capita a più di una barista al giorno d'oggi. 
Qui comincia l'altra caratteristica di questo prolifico scrittore, e che è rappresentata dalla galleria di personaggi che si avvicinano e si allontano l'uno dall'altra e lo fanno, ecco la cifra principale di Nori, regalando una messe notevole di ilarità al lettore. Per tenere fede al criterio principale di questo libro ("le persone che frequentiamo sono come i pianeti: determinano le nostre orbite") Marzia frequenta Stefania, infermiera con la passione per il salame, la cui filosofia applicata alla vita è di una semplicità disarmante e piuttosto divertente, quando suggerisce a Marzia che ingenuamente aveva chiesto cosa rispondere a chi le chiedesse del perché era ancora zitella: "Che per un po' di salame ogni tanto, non ti prendi tutto il maiale". Un altro personaggio di cui non si può fare a meno di parlare è rappresentato sicuramente dal pensionato Lamborghini, "un signore un po' grosso, sui settant'anni, con le orecchie grandi e pelose che hanno certi uomini anziani che non hanno nessuna confidenza con il concetto della depilazione, e coi capelli bianchi e un montgomery blu che aspirava all'eleganza senza arrivarci del tutto". 
Impagabili i suoi tentativi di raccontare le sue storie di vita, passando di bar in bar senza che nessuno sia disposto a perderci tempo. La mediocrità del personaggio emerge in maniera davvero esilarante quando, udito bussare e urlare alla porta del vicino di casa, si mette a pensare se non siano dei malviventi. Ma "aveva pensato Lamborghini, se fossero davvero dei malviventi difficilmente avrebbero fatto tutta quella confusione. Che i malviventi si sa, per lo meno qui al nord, son della gente che sono beneducati. Lo sanno come ci si comporta, i malviventi del nord: per la maggior parte sono degli industriali.
Poiché nessuno lo prende in considerazione, Lamborghini finisce per riversare le proprie frustrazioni sulla moglie, altro personaggio che più indovinato non si potrebbe. Basti pensare che non risponde quasi mai alle continue provocazioni verbali del marito. Solo una volta che Lamborghini tenta di farla parlare (sciopero della parola dopo cinquant'anni di sopportazione) con una frase a effetto, "Ilaria ho settantadue anni, sono vecchio, ma se mi ferisci sanguino..." lei risponde senza guardarlo: "Bè, se sanguini, vieni via da lì che ho appena passato lo straccio. lì. Va' in bagno a sanguinare". 
Naturalmente ci sono anche altri personaggi, più ambigui, come quel Mancino che ha scritto un solo libro e vorrebbe stare alla pari di Barigazzi che ne scrive uno all'anno e che è così modesto che pensa di non aver scritto un libro all'anno come in effetti era riuscito a fare. 
Poi ci sono tre poliziotti, il più basso in grado dei quali, De Crescenzo, è anche amico di Barigazzi e dovrà comunque presentarsi alla sua porta per dargli notizie cattive. Ma qui inizia la parte che più avanti ci porterà anche alla soluzione del giallo, che intanto è diventato meno interessante dei tanti personaggi (e dei loro crucci) che Nori ci ha fatto conoscere, così come ci ha condotto per mano per molte strade e molti angoli di Bologna città che, alla fine del libro, ci sembra di aver visitato attentamente.

Renato Campinoti




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