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03 novembre 2026

Flora Galassini: Nata in via dei Chiodi, racconto di vita vissuta

Una bella storia di vita di ieri che, col volontariato, si rinnova nel presente

Per un accanito lettore di libri gialli, triller, saggi, romanzi di formazione e quant'altro, come il sottoscritto, incontrare un libro di vita vissuta, raccontata col cuore, come questo di Flora Galassini, è come respirare finalmente una boccata d'aria fresca! Il racconto prende spunto dalle modeste condizioni in cui la generazione di Flora è venuta alla luce e dalle ristrettezze nelle quali i genitori si trovavano ("i soldi non bastavano mai") per cui tutti, compresi i bambini, dovevano obbedire a regole di vita confacenti con la situazione. 
Non si poteva rifiutare la scuola dalle suore neppure quando erano poco amate per le assurde regole cui sottoponevano talvolta i bambini. Bellissima la storia del bambino che picchiava Flora all'asilo, e per questo lei voleva smettere di frequentarlo, e la risposta della mamma: "Impara a difenderti perchè il babbo ed io dobbiamo lavorare, se torni a casa piangendo perché ne hai già buscate , ne prenderai altrettante". 
Sembrava poco amore, in realtà, come Flora stessa ci trasmette "era una lezione di vita". 
I ricordi continuano in particolare sia con la scuola e le sue prime esperienze da cui si capisce che si tratta di una ragazza vispa (molto giusta la scelta di Flora di usare questi termini dialettali che tanto servivano agli abitanti del Valdarno a capirsi meglio tra di loro!). A questo proposito va detto che il paese di nascita e di vita di Flora è Terranova Bracciolini, la via dove è nata si chiamava in realtà 22 Luglio ma tutti la chiamavano via dei chiodi perchè "in un vecchio fondo, due uomini facevano i chiodi". 
Case vecchie, prive di infissi decenti, freddo assicurato. A partire da qui, Flora ci racconta alcune vicende legate alle tradizioni locali, dalla processione, la Festa del Perdono come la chiamano a Terranova, alla battitura del grano, con la reciproca solidarietà tra le famiglie contadine che finivano per trasformare in una quasi festa una giornata faticosa. Anche perché "il desinare delle battiture era una cosa speciale, tutte le massaie del vicinato si aiutavano a vicenda e fanno a gara per fare delle pietanze veramente squisite". 
Ricordato rapidamente il periodo della scuola e l'episodio che la vide vittima di una sospensione e della fine dell'esperienza scolastica con la prima media (poi prenderà la licenza di terza con le scuole serali!) la parte cui Flora tiene di più è quella del suo impatto col mondo del lavoro. Qui, già dal periodo dei corsi per l'ingresso nella fabbrica Arco, emergono le vere doti della nostra scrittrice. Intanto perché non era usuale per una ragazzina di allora entrare in una media fabbrica di quel tipo. E poi perché, come dimostrerà in più di una occasione, sarà sempre all'altezza delle competenze richieste, anche quando si tratterà di apprendere nozioni non banali come il lavoro in un ufficio CAD come disegnatrice di schemi elettrici. 
Già da questa fase emerge l'altro elemento caratteristico della formazione prima, della cultura politica poi, di Flora: la coscienza dell'ingiustizia verso il genere femminile che comincia a riscontrare in ogni aspetto. Già alla nascita del fratello Paolo, é lei a chiedersi perché la mamma era tenuta a "rientrare in Santo" mentre "Il babbo non ne aveva bisogno, la disparità fra uomo e donna si notava già da questo". 
Sarà tuttavia nel mondo del lavoro che questa coscienza si evolverà ulteriormente e, fatti due conti sui differenti trattamenti fra uomini e donne nelle mansioni di responsabilità nella fabbrica, Flora ci racconta che "Il mio spirito ribelle si risvegliò e così mi iscrissi al sindacato della CGIL". 
Entrata nel consiglio di fabbrica, Flora sarà alla testa di lotte per affermare la parità di trattamento tra uomini e donne in fabbrica, a cominciare dalla sua capacità tecnica e professionale, dimostrata nei fatti. Fino a quello che vive e sente come il suo "capolavoro": essere riuscita a conquistare nuovi, importanti diritti per le donne, a cominciare da quello che oggi potrebbe farci sorridere, la possibilità di fare le notti anche per le donne, che permettevano di incrementare la paga femminile! Da sottolineare che quello che emerge da questa sua esperienza di lavoratrice e di sindacalista è la capacità, insieme, di lottare per i diritti e di impegnarsi per acquisire competenze e capacità sul lavoro, fino ad essere rispettata e addirittuta promossa dallo stesso dirigente aziendale! Che è poi, questo insieme di lotta e di competenza professionale, un tratto tipico dei migliori dirigenti sindacali che hanno fatto forte e rispettato il sindacalismo di quel periodo. 
Restano da dire altri due aspetti importanti che ci trasmette questo agile ma pregnante libro di Flora Galassini. Il primo è il valore di fatto, non a chiacchiere ma nel vissuto reale, del rapporto di coppia col proprio marito dove si avverte presente il reciproco rispetto e il riconoscimento dei valori di ciascuno (bellissima, tra l'altro, la scelta di illustrare la copertina del libro con un godibilissimo quadro dipinto dal marito, molto in tema con la narrazione!) e nell'attenzione alla famiglia, prima al figlio laureatosi con grande orgoglio dei genitori, e poi, col matrimonio, alla nuova coppia e nipote. 
Da tutto ciò Flora ha saputo trarre forza anche per continuare, una volta finito il periodo del lavoro col pensionamento, col volontariato. Siamo nel periodo di Trentin e della sua grande intuizione di dare vita a una Associazione che, nel volontariato, avviasse una storia di solidarietà di natura laica, in una società pervasa dalle organizzazioni cattoliche. 
Ecco allora la nascita di Auser e la presidenza di Flora di questa Associazione a Terranova, dove ha lasciato un segno forte in tutti coloro che hanno vissuto con lei gli anni di quella esperienza e che tuttora, come lei, continuano ad esserne orgogliosamente "volontari". 
Belle e commoventi, come del resto è nel suo carattere, le pagine in cui Flora ci racconta delle esperienze fatte per aiutare gli anziani a non sentirsi soli perché, come ci ricorda "la solitudine è la peggio malattia, non ci sono medicinali per curarla, solo aiutandoci tra di noi si può stare meglio". 
Naturalmente le cose che Flora realizza nell'esperienza di Auser sono molte altre, fino alla messa in piedi di un modesto ma efficace parco di "quattro macchine per i servizi che fanno fronte ai bisogni dei cittadini". Macchine che torneranno molto utili nel periodo del Coranavirus quando Auser non solo non chiuderà i battenti, ma "abbiamo continuato a portare i pasti a domicilio, la spesa a persone sole, a fare loro compagnia con il telefono...". 
Infine, non poteva mancare l'esperienza nel Consiglio Comunale, dove il suo Partito, il PD, le chiese di candidarsi, e dove, naturalmente, fece la sua bella figura ancora in difesa della parte più meritevole della popolazione. 
Insomma Flora ci lascia, in queste pagine, una testimonianza di una di quelle tante piccole, grandi donne che nel dopoguerra toscano hanno così tanto contribuito a dare slancio a quei diritti delle donne che, a cominciare dal diritto al voto del 1946 in poi, non hanno mai smesso di lottare, nelle fabbriche, nel volontariato, nelle istituzioni, per affermare un mondo di uguali, un mondo migliore. Sapendo, come ci dice il titolo del quadro di Paolo, che queste donne sono, come Flora, ancora in cammino perché, insieme alle leggi conquistate con le lotte, sia sconfitta una distorta cultura patriarcale di cui, purtroppo, continuano ad essere vittime troppe donne.

Renato Campinoti

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