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20 ottobre 2026

Corrado Augias Natalia Augias: L'uomo che inventò la politica, inchiesta su Machiavelli

Inchiesta su Machiavelli

Ancora una volta Corrado Augias, questa volta insieme alla figlia Natalia, coglie con grande tempestività la necessità di una corretta divulgazione del pensiero di Niccolò Machiavelli. 

Siamo alla vigilia del cinquecentesimo anniversario della morte del "segretario" fiorentino, dell'uomo che, dopo lunghi anni di servizio alla "politica estera" della Repubblica di Firenze (1498-1512), trovatosi senza lavoro, si accinse a scrivere "Il Principe", un trattato sull'arte di conquistare, prima, il regno o la repubblica e di mantenere, poi, il potere conquistato. 

Anche qui, come abbiamo già visto nel bellissimo saggio del professore Riccardo Bruscagli, recensito qui sotto, la prima preoccupazione dei due autori è quella di fugare i luoghi comuni circa l'opera del grande fiorentino, a cominciare da quell'idea, "il fine giustifica i mezzi", che è quanto di più lontano dall'idea del ruolo del Principe o capo della repubblica, che lo scrittore di San Casciano (dove andò a risiedere dopo la sua cacciata dal ruolo di segretario) intendeva trasmettere con le sue riflessioni sull'arte di governo. 

Anche per gli Augias, come già per Bruscagli, il vero discrimine, che taglia fuori ogni obiezione o cattiva interpretazione, (quel Machavelli tenebroso e amorale che i suoi denigratori hanno provato a trasmetterci fin dall'uscita delle sue opere) è rappresentato dalla decisa affermazione che ogni azione, di offesa o di difesa del potere è giustificabile in quanto chiaramente intrapresa nell'interesse generale dello stato. Si potrebbe continuare, finendo per trovare molte analogie tra i due volumi sulla valutazione e l'interpretazione del pensiero di Machiavelli, perfino sulle opere "letterarie", come la Mandragola, la Clizia o le altre comunque legate ad un'idea "leggera" dei rapporti umani, senza prendersi troppo sul serio. 

Converrà piuttosto indicare le caratteristiche più specifiche che troviamo nell'opera degli Augias, a cominciare da un frequente rimando tra l'interpretazione dell'opera del "segretario" e le vicende più vicine a noi, fino alle burrascose e decadenti interpretazione del ruolo della politica dei tempi confusi che attraversiamo. 

L'altro aspetto che mi preme segnalare è una più attenta indagine sugli aspetti "biografici" dello scrittore fiorentino, della loro collocazione nel suo tempo e sulle possibili ricadute di vicende accadute nella sua infanzia o adolescenza. Particolare rilievo, ad esempio, viene attribuito alla "congiura dei Pazzi", con le conseguenze cruente e sanguinose, con gli impiccati esposti al pubblico ludibio, con il trascinamento dei corpi dei Pazzi per le vie cittadine, tutto quello, insomma, che non può certamente aver lasciato un segno edulcorato circa il significato di uso della forza da parte del Principe, in questo caso il giovane Lorenzo il Magnifico. 

Altrettanto importanti sono le vicende che fecero perdere a Piero, il figlio di Lorenze, il potere e addirittura la sua casa e i suoi possedimenti, a seguito dell'arrivo dell'imperatore Carlo VIII in Italia. Dove si mostra tutta la debolezza dei piccoli regni italiani e tutta la loro divisione di fronte a quello che sarebbe dovuto essere un nemico comune. 

Ancora una volta, come succederà anche in seguito, un ruolo particolarmente negativo, secondo Machiavelli, lo gioca il Papato, alla testa di un regno troppo grande per essere conquistato dagli altri e troppo debole per esercitare una funzione unificante. Torna con forza qui l'idea di mancata unificazione d'Italia, (a fronte della nascita dei grandi regni europei come Spagna e Francia) afflitta da troppi staterelli. Come si capiscono, in questa ottica, le speranze da Machiavelli riposte nell'iniziativa militare di Cesare Borgia, il Valentino, il quale, con l'appoggio del Papa Borgia, suo padre, sembrava poter dare quella spallata ai piccoli regnanti d'Italia e che invece finirà per incappare nella morte di Papa Alessandro e nella sciagurata (in quest'ottica) ascesa al soglio di Pietro di Giulio II, desideroso di allargare da solo i confini del proprio stato pontificio, senza l'aiuto del Valentino. 

Anzi contro Cesare Borgia che, di suo, come gli rimproverò aspramente Machiavelli, ne aveva ingenuamente favorito l'ascesa al papato. Ma i riferimenti biografici sono molti altri, fino a delineare un profilo di uomo del suo tempo sia nel rapporto con la famiglia, cui tiene molto, ma che tuttavia non disdegna occasionali compagnie femminili, così come la ricerca, nella cerchia degli intellettuali del suo tempo (il gruppo degli Orti Oricellari), di quella fama letteraria che potesse parzialmente supplire all'assenza di ruolo pubblico. Machiavelli morirà quasi in concomitanza col "sacco di Roma" che l'imperatore permette ai lanzichenecchi di perpetare ai danni di Papa Clemente VII, il figlio di quel Giuliano ucciso nella congiura dei Pazzi. 

E si eviterà di vedere la successiva alleanza che lo stesso Clemente contrarrà coll'imperatore del "sacco" perché quest'ultimo mettesse l'assedio a Firenze, come fece, fino al ritorno, con Alessandro, dei Medici in Firenze, questa volta in forma di Ducato e non più di Repubblica. Un saggio, insomma, questo degli Augias, che, oltre a mettere nella giusta luce l'opera del Machiavelli, lo contestualizza in maniera eccellente nel suo tempo e ne trae qualche diretto insegnamento per orientarci nel mondo di oggi.

Renato Campinoti

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