Joe R. Lansdale: Una stagione selvaggia, un'indagine di Hap e Leonard
Con questo racconto Lansdale dà vita alla coppia più strana e particolare della letteratura americana. L'uno, Hap Collins, bianco, indolente, sempre sull'orlo dell'indigenza e della sfiga in tutti gli ambiti, compreso quello affettivo; l'altro Leonard Pine, nero, di stazza superiore alla media, omosessuale, privo di particolari ideali dopo l'esperienza del Vietnam. In questa prima avventura c'è tuttavia uno sfondo, vorrei dire valoriale, in cui soprattutto Hap viene inserito. Ed è quello dei valori degli anni sessanta quando c'era gente che voleva cambiare il mondo. In breve, quando Hap viene raggiunto dalla sua ex, Trudy, una bionda esplosiva che torna dal passato, che lo ha già fatto soffrire più volte con i suoi abbandoni, il nostro eroe non ci metterà olto a farsi convincere a entrare in combutta con altri sfigati per recuperare un milione ddi dollari da un relitto nascosto nel fiume Sabine, frutto di un furto di dieci anni prima andato male. L'unica condizione che Hap pone è quella di coinvolgere Leonard, compresa la partecipazione alla spartizione del malloppo. Come succederà sempre, da ora in avanti, con questa coppia, le cose diventeranno maledettamente più complicate di come potevano sembrare e gli stessi personaggi finiscono per cambiare il ruolo (buoni contro cattivi) che inizialmente ci facevano immaginare. Si arriverà così ad una vera e propria resa dei conti, con tanto di uccisioni, ferimenti e rischi vitali perfino per la nostra coppia di amici. I quali, ovviamente, se la caveranno anche se ammaccati, non fosse altro per dare continuità alla serie. La cosa interessante di tutto il racconto, come sempre ben scritto e con un ritmo coinvolgente, sta in questo farci immaginare, da parte dell'autore, che possano ancora sopravvivere (siamo all'inizio degli anni 90 del secolo scorso) i valori e gli ideali che negli anni sessanto hanno forgiato intere generazioni tuttora in circolazione. Quando Hap vorrà darsi una ragione per cui non è mai riuscito a negare un supporto e un coinvolgimento nelle vicende in cui lo ha più volte trascinato la bella Trudy, non potrà che darsi un'unica risposta: "Ancora una volta lei mi aveva mostrato un pò di cuore e di anima, e mi resi conto del perchè finivo sempre con il seguirla. Al di là di tutto, lei era convinta che le cose potevano migliorare. Che la vita non era solo un gioco...Con tutto quello che sapevo adesso, non avrei più potuto sentirmi come allora...Ma perdere il mio idealismo, smettere di credere nella capacità degli esseri umani di andare oltre i loro istinti primitivi, significava diventare vecchi, amareggiati e inutili per gli altri, perfino per me stesso." Alla fine di una storia a tratti cruenta e perfino pericolosa per la vita stessa dei protagonisti, questo grande scrittore texano ci riporta nel luogo a lui più caro: dove perfino una coppia di personaggi apparentemente perdenti nell'America di allora e di oggi, può stimolarci a non arrenderci ai brutti segnali di egoismo delle classi dirigenti e ai nuovi Vietnam che si riaccendono ai giorni nostri. Il fatto di farlo, da parte sua, con storie assurde e divertenti e con un ritmo di scrittura impressionante che ci costringe a terminare in poco tempo i suoi racconti, ci porta a dire che non si può che essere profonfodamente grati a Lansdale.
Renato Campinoti
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