Diario di bordo per una nuova rotta
Va detto subito, per chi voglia leggere con piacere questo importante e utile libro, che è in effetti, come recita la copertina, un diario del viaggio cui l’on. Scotto ha partecipato a bordo della leggera imbarcazione Karma per forzare il blocco illegale dell’approvvigionamento alimentare di Gaza. Ma è anche un volume ben scritto e accompagnato da riflessioni e descrizioni di viaggio che ci fanno sentire presenti e partecipi di questa straordinaria avventura che è stata la Flotilla per Gaza. Scotto ci porta con sè, non parlandoci solo dei momenti facili e difficili che la Flottilla incontra nel suo cammino, ma ci fa partecipi del vento che spira forte sulla barca, delle albe e dei tramonti che capitano belli o brutti nella navigazione; insomma c’è dell’arte in questa scrittura che va oltre gli argomenti politici e umanitari, che pure, giustamente, hanno il predominio nelle riflessioni e nelle esperienze dell’onorevole del PD, molto legato alla nuova segreteria di Elly Schlein.
Va poi dato atto allo scritto di Arturo Scotto di accompagnare la pur impegnativa navigazione delle barche da due flussi di notizie che si affiancano alla navigazione: da una parte il tentativo delle forze governative di ridimensionare, per non dire di considerare pericolosa, l’avventura messa in moto dalla Flottilla, accentuando, via via che cresce l’attenzione dell’opinione pubblica, il tono delle accuse e del dileggio, incolpando addirittura la spedizione di fare il gioco di Hamas e dei terroristi, per non parlare dell’accusa ai parlamentari sia nazionali che europei, di non fare il loro lavoro che dovrebbe vederli sono in aula, magari ad approvare i pochi provvedimenti che la maggioranza propone.
Ma se questo succede da una parte della navigazione, dall’altra cresce il risveglio di coscienza che porta in piazza centinaia di migliaia di persone a sostegno della Flotilla e a chiedere al governo italiano di inviare una nave militare d’appoggio e di protezione delle imbarcazioni, del resto leggere e prive di qualsiasi strumento di difesa. Non solo il governo non accoglierà tale richiesta, resa esplicita da una lettera che Elly Schlein in persona ha inviato alla presidente del consiglio, invitandola ad un impegno bipartisan a protezione della Flotilla, ma chiederà allo stesso suo ministro della difesa, Guido Crosetto, che aveva inviato una fregata nelle vicinanze delle imbarcazioni, a precisare che non andava intesa, tale iniziativa, di appoggio ad eventuali attacchi che la Flotilla avesse dovuto subire, ma solo per supportare eventuali difficoltà delle persone a bordo delle barche.
Nulla, insomma, che quelli delle imbarcazioni non sapessero fare da soli. C’è qui una sottolineatura da fare e forse un insegnamento da trarre da questa esperienza. A bordo delle barche della spedizione ci sono onorevoli, operatori di pace, semplici attivisti di vari organizzazioni con opinioni ed esperienze talvolta molto diverse. Capiterà perfino che, con l’avvicinarsi dell’obiettivo di Gaza, con gli appelli, compreso quello di Mattarella, a non correre troppi rischi, alcuni decidano di abbandonare le imbarcazioni e di scegliere altri modi, ma mai si levano proteste o polemiche su quello che era e rimane per tutti l’obiettivo principale: forzare il blocco illegale che Netanyahu e il suo governo di estrema destra stanno realizzando contro Gaza e i suoi abitanti, fino a perpretare un vero e proprio genocidio, dopo gli oltre ottantamila morti, molti bambini, e lo stillicidio di uccisioni, con i mitra, col freddo, con i topi, che continua anche dopo il presunto armistizio e il tavolo che Trump pretende di governare.
Ad un certo punto, dopo il blocco illegale delle imbarcazioni da parte di Israele e il trattamento indecente e barbaro ricevuto dai naviganti arrestati, dal ministro israeliano, dopo che il 3 ottobre, un mese dopo l’avvio dell’esperienza, Israele è costretta a rilasciare e rimpatriare Scotto e gli altri parlamentari, l’autore si chiede se sia servita davvero a qualcosa l’esperienza della Flotilla. Sono tra coloro convinti che siano stati almeno due i risultati positivi di questa vicenda. Da un lato, come si è visto nelle tante manifestazioni che hanno accompagnato il generoso tentativo di sbloccare anche così il blocco su Gaza, si sono risvegliate coscienze, soprattutto ma non solo nell’area del centrosinistra che, dopo le delusioni per le divisioni e le sconfitte degli anni passati, hanno sentito il bisogno di rimettersi in moto, se non direttamente nella vita politica, quanto meno nel terzo settore e nel volontariato, come posso testimoniare.
Particolare importante la presenza, a fianco delle manifestazioni, di molti giovani, studenti in particolare, che hanno salutato positivamente tali iniziative. Sarebbe utile che qualcuno si preoccupasse di ricercarli e dare loro l’opportunità di sentirsi protagonisti nella non dimenticabile vicenda di Gaza e dei suoi bisogni.
Al tempo stesso, di fronte all’emergere di forze suprematiste e razziste che la crisi, anche economica, dell’europa fa emergere, come avvenuto nelle recenti elezioni in Sassonia, l’esperienza della Flotilla manda un segnale al contrario, che un’altra strada, fatta di solidarietà, di rispetto per tutti i popoli, di lotta per la pace è possibile e necessaria se non vogliamo tornare a fare dell’europa una terra di guerre e di egoismi nazionalisti, forieri di nuove guerre, altamente pericolose in tempo di arsenali atomici. Infine, vorrei suggerire all’onorevole Scotto, in vista di una nuova edizione, di aggiungere una pagina al pregevole lavoro che ci ha donato. Una pagina relativa al disvelamento di un sospetto sul barbaro attacco terroristico del 7 Ottobre: non solo, come hanno detto esplicitamente i governanti del Golfo, Netanyhau ne era stato messo in guardia giorni prima di quei tragici avvenimenti, ma lui, messo alle strette dalla giustizia del suo Paese e col concreto rischio di galera, ha visto in Hamas la forza capace di aiutarlo ad uscire dall’angolo, scatenando, come si è visto una guerra verso tutti senza fine.
C’è solo da augurarsi che il popolo israeliano dimostri, come purtroppo per ora non è avvenuto, di avere un sussulto di coscienza e mandi a casa, anzi in galera, con le prossime elezioni, il macellaio di Gaza.
Renato Campinoti
Nessun commento:
Posta un commento